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I cinesi che hanno investito in Kenya sono accusati di discriminazioni
I cinesi sono oggi protagonisti di un "nuovo neo-colonialismo", che fa ancora una volta dell'Africa la sua terra di conquista
25 Ottobre 2018
Il video dello scandalo
Circa un mese fa iniziò a circolare in rete un video: protagonista il proprietario cinese di un’azienda a Nairobi immortalato di nascosto da un suo dipendente, Richard Ochieng’, mentre insulta il popolo keniota e il suo presidente definendoli delle scimmie.https://youtu.be/isuNaQ9sv94Subito dopo la diffusione del video le forze dell’ordine hanno arrestato e processato Liu Jiaqi, come riportato anche in un tweet dell’Ufficio Immigrazione del Kenya.Non si tratta di un episodio isolato ma di fatti, anche non direttamente legati a episodi di razzismo, che spesso degenerano in cronaca sgradevole che non fa onore a una super potenza mondiale come la Cina.Come il caso dei quindici cinesi arrestati con l’accusa di sfruttamento della prostituzione o quello di un altro piccolo gruppo di connazionali accusati di detenere oggetti che rappresentavano una minaccia per la sicurezza nazionale (radio trasmittenti, uniformi militari, laptop e metal detector).UPDATE:
— Immigration Services | Kenya (@ImmigrationDept) September 6, 2018
Chinese National by the Name Liu Jiaqi who was captured on video yesterday using abusive words has been arrested. His work permit has been canceled and will be deported on racism grounds. Via @GKihalangwa cc. @InteriorKE @FredMatiangi #AskImmigrationKE pic.twitter.com/o0hS6d219K
PRESS STATEMENT ON THE ARRESTED CHINESE NATIONALITIES: pic.twitter.com/wrWNjn6EYy
— Immigration Services | Kenya (@ImmigrationDept) September 19, 2018
Investimenti e razzismo
Quando in un Paese dalle scarse risorse economiche arriva lo straniero carico di promesse di investimenti lo si accoglie a braccia aperte, ma insieme ai soldi entrerà anche molto altro.Fu proprio il presidente cinese Deng Xiaoping (leader dal 1978 al 1992) a pronunciare la celebre frase “Se la Cina apre le sue porte, entreranno inevitabilmente delle mosche” per giustificare l’apertura del paese a un nuovo e del tutto inaspettato sistema economico che avrebbe, dagli anni ’80, condotto la Cina a diventare il colosso economico che tutti conosciamo oggi.Oggi quelle “mosche” sono proprio i cinesi e trasmettono valori che poco servono allo sviluppo sociale del Kenya. Ad accorgersene sono soprattutto le nuove generazioni, il futuro del Paese.Già colonia britannica dal 1920 al 1963, il Kenya visse sotto la supremazia inglese uno dei periodi più bui della sua storia, un periodo durante il quale la popolazione era costretta a circolare con dei documenti identificativi al collo.Ma il Kenya è anche riuscito a liberarsi dal fardello imperialista divenendo una stabile e orgogliosa democrazia. Le nuove generazioni di kenioti conoscevano solo indirettamente l’esistenza o la possibilità di tali atti di razzismo domestico.Ora invece sempre più spesso sono protagonisti di episodi di razzismo da parte della comunità cinese radicata nel paese grazie ad accordi economico-finanziari firmati tra il governo locale e quello di Pechino, sempre pronto a inondare di contanti chiunque lo accolga.
Negli ultimi dieci anni la Cina ha investito moltissimo in diversi paesi africani creando infrastrutture e industrie in cambio di risorse naturali o riserve di gas e petrolio.Il prezzo da pagare è stato in realtà molto più alto visto che ha causato un innalzamento del debito e spesso l’aumento di episodi di sfruttamento dei lavoratori locali da parte di aziende cinesi.LEGGI ANCHE: La Cina sta trasformando l’Etiopia in un’enorme fabbrica fast fashion







