YouTube rende disponibili le risposte vocali a tutti i creator e sperimenta nuovi remix AI su Shorts
La rivoluzione dello street style ha contagiato tutti (e alcuni brand hanno sfruttato bene il trend)
Un viaggio nelle tendenze metropolitane moderne per capire da dove arrivano
4 Dicembre 2018

Dal graffitismo alla street art
Per cercare di dare una risposta adeguata alla domanda, è necessario fare qualche passo indietro. Cominciamo dalle radici del movimento urban e dai divulgatori del suo verbo: i writers. via GIPHYI writers agitano le prime bombolette spray negli anni ’70 inoltrati, in città come Los Angeles e New York e, poco dopo, nelle più grandi capitali europee, su tutte Londra.Si respira ancora l’aria della contestazione sessantottina e anche la loro forma di espressione creativa ha un tono politico. Si contesta la società e lo si fa “deturpando” direttamente lo scheletro della società stessa: le mura che costituiscono la garanzia fisica del concetto di proprietà privata.Insomma i writers americani hanno il merito di essere stati i primi a vedere il contesto urbano come fonte di ispirazione ed espressione.Il momento davvero cruciale è però costituito dalla trasformazione, soprattutto concettuale, del graffitismo in street art.Formalmente, l’evoluzione è molto semplice: mentre i graffitari si esprimevano quasi esclusivamente tramite lettering (tag, generalmente riferito al proprio nome), gli street artist decidono di andare oltre, superano il lettering e dedicandosi all’arte figurativa. via GIPHYSoprattutto, gli street artist finiscono per diventare POP: le opere di personaggi come Banksy, O’Bey o l’italianissimo Blue, per quanto ancora avvinghiate ad un concetto di anticonformismo e subculutra, non sono più di nicchia, e conquistano il grande pubblico.LEGGI ANCHE: Abbiamo visto (e vi raccontiamo) la mostra di Banksy a FirenzeL’industria musicale, dal rap alla trap
Un riferimento all’industria musicale è doveroso. Perché la musica non sta a guardare, ma intuisce, ingurgita e rielabora, come ogni espressione artistica.Per questo, anche il lifestyle da strada ha avuto la sua colonna sonora: il rap, che attinge a piene mani dallo stile street.Non poteva essere altrimenti, se consideriamo che si è sviluppato in un contesto parallelo a quello della street art. Anche il rap ha fatto leva sulla forza della denuncia politica della società, seppur rifacendosi ad una subcultura differente, la popolazione afro degli Usa, che almeno in origine ha costituito il riferimento stabile.Un fenomeno che in Italia abbiamo vissuto soltanto di riflesso. Con gli anni ’80 le radio hanno iniziato a diffondere queste sonorità sincopate, e la TV, in particolare MTV coi primi videoclip, ci ha proiettato in quelle dinamiche. via GIPHYMusicalmente non abbiamo mai raggiunto i livelli dei grandi come Tupac, Snoop Dog o 50 cent, ma i loro jeans larghi, le loro sneackers, l’attenzione agli accessori quasi parossistica e la dimensione urbana all’interno della quale si muovevano, hanno iniziato a stimolare il nostro immaginario collettivo. Facciamo adesso un balzo notevole per arrivare fino ad oggi, fino al fenomeno trap, che vede invece noi italiani tra i primissimi posti.La trap attinge moltissimo dal rap (quasi tutto), e soprattutto ne riprende la predilezione per la strada come ambientazione ideale, di conseguenza uno stile di abbigliamento molto simile.In realtà la trap esaspera molti elementi stilistici che furono del rap. Ma compie un’attività importantissima: li attualizza.








