La creatività non si automatizza: come usare l’AI senza rendere tutti i contenuti uguali
Dolly Noire, come nasce una startup dello streetwear
"Ciò che ci spinge da sempre è la voglia di fare e la voglia di far crescere un progetto che da un panchina di Buccinasco ci ha portato a presentare il nostro marchio alla più grande fiera streetwear europea" - Daniele Crepaldi Brand Manager & Founder
26 Gennaio 2016
Giovani, con le idee chiare e con un brand che punta già al mercato mondiale. Siete “solo” startupper?

Lo snapback è diventato il vostro simbolo, ma cosa ha contato di più nello sviluppo del business, il prodotto o il marketing?
Credo che marketing e prodotto debbano sempre viaggiare insieme. Puntare inizialmente sullo snapback è stata una scelta che si è rivelata vincente. Il cappellino a visiera piatta infatti è uno die prodotti più amati dal target hip hop e dagli stessi artisti rap italiani, settore musicale che negli ultimi cinque anni ha avuto un’incredibile crescita.Abbiamo da subito iniziato a regalare i nostri prodotti a questi artisti. Il cappello è un prodotto più difficile da trovare nei negozi (una persona comune nell’armadio ha 100 magliette, ma solo cinque cappellini), ma anche super visibile, proprio perché sta sulla testa, e questo ci ha fatto conoscere molto.Abbiamo iniziato dagli artisti più piccoli e dato che non abbiamo mai avuto nessun amico nel mondo del rap, il nostro prodotto ha parlato prima di noi: in due anni abbiamo messo i nostri prodotti a tutti i big del settore, da J-AX a Clementino, da Ensi a Emis Killa, da Rocco Hunt a Nitro passando per Nerone, Shade, Fred De Palma e moltissimi altri.Nell’ultimo anno oltre al prodotto Snapback abbiamo puntato in maniera molto decisa sulle grafiche: per ogni collezione scegliamo un tema e mettiamo insieme 15-20 artisti italiani e internazionali che realizzano in maniera unica e grandiosa i soggetti della collezione, che poi finiscono su T-shirt, felpe, giacche…Abbiamo poi iniziato a lavorare benissimo con i social, comunicando al meglio gli sviluppi del nostro marchio, in particolare su Facebook, canale che, con in suoi 82k like, teniamo un pò più istituzionale, e Instagram dove rappresentiamo la real life per 18.2k followers.Altra strategia che riteniamo geniale è stata quella di farci conoscere dalla strada, da quelli che abbiamo chiamato Ambassador. Ragazzi sparsi per tutta Italia che hanno la possibilità di farci conoscere tramite il passaparola.Gli Ambassador sono uno dei vostri punti di forza sui social. La community underground può essere considerata come un vero e proprio mercato fuori dai circuiti tradizionali?

Oltre all’innovazione dello streetwear, in Dolly Noire ci sono anche valori più tradizionali?
Sicuramente c’è il valore dell’amicizia che è la forza del team. Ci conosciamo tutti e quattro da quando andiamo all’asilo, ognuno di noi ha una mansione ben precisa ed è a capo della sua divisione: io del marketing, Federico si occupa della distribuzione, Alessandro cura l’aspetto finanziario e Gioele il design. Secondo valore fondamentale è l’intraprendenza. Ciò che ci spinge da sempre è la voglia di fare e la voglia di far crescere un progetto che da un panchina di Buccinasco ci ha portato tre giorni fa a presentare il nostro marchio alla più grande fiera streetwear europea a Berlino. Terzo valore che ci piace sempre ricalcare è l’italianità. Dolly Noire è un marchio italiano fatto da italiani: se in TV non si sente che parlare male del nostro paese, noi cerchiamo di portarlo in tutto il mondo con orgoglio. La collezione Autunno-Inverno 2016 che abbiamo presentato al Bright ha infatti come tema la Divina Commedia. In questi giorni è stato faticoso ma emozionante spiegare a centinaia di buyers la storia di Dante, ma siamo certi di avergli lasciato qualcosa di unico.L’occasione della vita, quale potrebbe essere per i ragazzi di Dolly Noire?
Sicuramente uno dei nostri più grandi difetti è l’inesperienza. Nessuno di noi ha genitori nel settore moda, né imprenditori. Ogni cosa nuova che facciamo è per noi qualcosa di imprevedibile, spesso sbagliamo, capiamo come affrontare la situazione e poi la facciamo bene.Una grande occasione sarebbe quindi quella di sederci a tavolino con un possibile investitore del settore, qualcuno che sappia darci qualche dritta importante e possa aiutarci a crescere ancora più velocemente.







