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Cos’è la “followership” e perché puoi contare più del tuo capo
Il contributo del leader incide solo per il 15% sui risultati, il 75% dipende dai collaboratori. E un buon follower ha più probabilità di diventare un ottimo capo
10 Dicembre 2017

La followership, spiegata
Il concetto di “followership” è stato studiato molto meno di quello di “leadership”. Dei lavori sulla followership che sono stati scritti soprattutto negli Stati Uniti, pochi sono stati tradotti in italiano. Di solito la capacità di essere buoni dipendenti viene considerata solo come l’altra faccia dell’essere un ottimo leader ma si tratta di due cose differenti.In diverse situazioni della vita una stessa persona è leader e in altre è follower. Ma, secondo gli esperti, un seguace che mostra serietà e buon senso avrà alte probabilità di diventare un ottimo comandante. Conviene imparare a rivestire entrambi i ruoli.Secondo uno degli studi più autorevoli sul tema, “In praise of followers“, pubblicato nel 1988 da Robert Kelley e tradotto in italiano nel 1992 come “Il potere dei collaboratori”, il contributo del leader incide solo per il 15% sui risultati, mentre il 75% dipende dai collaboratori. Ecco alcune caratteristiche che dovrebbe avere un buon follower:Competenza
Il follower ideale ha una vasta preparazione ed esperienza nel settore di cui si occupa. Il leader deve poter fidarsi di lui in modo da potergli delegare compiti in libertà e senza rimorsi. Un buon collaboratore cura la sua formazione in modo continuo e non si ferma mai nell’auto perfezionamento.
Spirito critico
Fra il collaboratore che si lamenta di tutto e chi esprime un’opinione motivata in dissenso con quella del resto dell’organizzazione, c’è una bella differenza: il buon follower è quello che ha sempre in mente il bene dell’azienda e non il proprio interesse personale. Le sue critiche sono fatte solo in funzione del benessere del gruppo.Autorganizzazione
Fa il paio con la competenza. Il follower che tutti sognano sa gestire in modo autonomo la sua timetable, rispettando ogni deadline. Non ha bisogno di chiedere il parere del capo prima di ogni piccolo passo. In questo modo faciliterà il lavoro dell’organizzazione e lascerà più tempo al leader.
Team working
Quasi banale. Il collaboratore ideale deve saper giocare di squadra e tenere sotto controllo il proprio ego. Il successo è il raggiungimento degli obiettivi del gruppo e non la gloria e l’autopromozione.LEGGI ANCHE: Piccole lezioni di leadership dai supereroi (che faresti bene a seguire)Coraggio
Niente paura di contraddire il proprio capo. Il follower perfetto si percepisce come pari di chi conduce l’organizzazione e per questo non adotta mai atteggiamenti servizievoli. E’ sempre pronto ad assumersi la responsabilità delle sue decisioni.








