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Google Ads, il nome dell’azienda potrà essere diverso dal dominio
26 Ottobre 2026
Ottobre 2026, Google allenta le regole sugli asset “Nome dell’attività”.
La novità aiuta i brand che utilizzano domini differenti dal proprio nome, ma esclude reseller, affiliati e intermediari di prenotazione. Il nome che compare accanto a un annuncio Google Ads non deve necessariamente coincidere con quello presente nell’URL di destinazione. Almeno, non più in ogni circostanza.
E questa è una modifica che è stata richiesta da molti, ad alta voce!
In un aggiornamento pubblicato il 1° ottobre 2026, Google ha annunciato che consentirà alcune differenze tra il nome dell’attività mostrato nell’annuncio e il dominio della landing page. La modifica entrerà in vigore nel corso di ottobre e riguarda gli asset di Business Information, utilizzati per mostrare nome e logo dell’inserzionista negli annunci.
Non è però un via libera a scegliere il nome più riconoscibile – o più cliccabile – tra quelli presenti sul sito. Google Ads richiede che siano soddisfatte contemporaneamente tre condizioni: il nome deve rappresentare il brand effettivo dell’inserzionista; deve esistere una relazione diretta e verificata tra l’inserzionista e il proprietario del dominio; i prodotti o servizi pubblicizzati devono essere offerti direttamente su quel dominio.
Il caso che Google Ads a ottobre 2026, vuole risolvere
Un’azienda può avere un brand noto al pubblico e utilizzare, per ragioni commerciali o organizzative, un dominio che non ne riproduce esattamente il nome. Pensiamo a un marchio gestito all’interno del sito di un gruppo, oppure a una linea di business venduta attraverso una piattaforma proprietaria con un nome diverso.
In situazioni simili, una corrispondenza letterale tra brand e dominio può diventare un vincolo artificiale. La nuova policy riconosce che l’identità commerciale di un inserzionista non coincide sempre con la stringa del suo URL.
La parola decisiva, però, è verificata. La relazione con il proprietario del dominio deve poter essere dimostrata; non basta che il sito contenga un prodotto del brand o ne citi il nome.
L’eccezione non vale per chi rivende o intermedia
Google è esplicita anche sui confini della modifica di ottobre 2026… rivenditori terzi, distributori affiliati, venditori secondari e intermediari indipendenti di prenotazioni non possono utilizzare come nome della propria attività il solo nome del marchio, servizio, o immobile che propongono.
È un passaggio particolarmente rilevante nel travel. Un portale che offre soggiorni in una determinata struttura non diventa, per questo, quella struttura. Allo stesso modo, vendere prodotti di un marchio non dà diritto a presentarsi nell’annuncio come se si fosse il marchio stesso.
La distinzione tutela la leggibilità del risultato pubblicitario: chi vede l’annuncio deve poter capire da chi sta acquistando, non soltanto quale prodotto o proprietà troverà dopo il clic.
Che cosa controllare negli account
Per gli inserzionisti, il primo passo è individuare gli account in cui nome verificato, brand utilizzato negli annunci e dominio di destinazione non coincidono. Se esiste una relazione diretta tra le parti, conviene raccogliere le informazioni che la documentano e verificare che il brand sia chiaramente riconoscibile nella pagina di destinazione.
Per agenzie e consulenti che lavorano con marketplace, rivenditori o portali di prenotazione, il controllo è opposto: assicurarsi che il nome dell’attività identifichi l’inserzionista reale, senza farlo apparire come il produttore, il fornitore o la struttura che vende.
C’è infine una cautela sui tempi. Google ha annunciato l’aggiornamento per ottobre 2026, senza indicare nella comunicazione ufficiale una data unica di applicazione per tutti gli account. La pagina generale sui requisiti di Business Information riporta ancora la formulazione precedente: è quindi opportuno controllare lo stato della policy e degli asset nel singolo account durante il rollout.
In sintesi, Google sta rendendo meno rigido il rapporto tra nome e dominio, non quello tra nome e identità dell’inserzionista.










