Liquid Death mette in palio una casa con acqua frizzante che esce da tutti i rubinetti
Tecnologia e analisi dei dati di consumo stanno cambiando le Pricing Strategy, ne abbiamo parlato con Marco Bertini
Al World Marketing & Sales Forum, uno dei maggiori esperti mondiali ci ha spiegato come valutare oggi un pricing efficiente ed equilibrato
16 Luglio 2019

Una strategia di prezzo focalizzata sul consumatore
Ciao Marco, grazie innanzitutto per il tuo tempo! La strategia di prezzo è il tema su cui si impernia la tua ricerca accademica: puoi raccontarci meglio il tuo lavoro? «La mia ricerca esplora la connessione profonda tra economia e psicologia del prezzo. In azienda, dopo aver lavorato duramente per ideare nuovi prodotti e servizi, per differenziare l’offerta, trovare un “oceano blu”, mi affascina capire come convertiamo tutto questo valore in ricavi. Questo processo è tipicamente focalizzato all’interno dell’azienda, invece dovrebbe essere focalizzato all’esterno, sul consumatore finale. Dunque: come traduciamo quello che conosciamo sul cliente e sui suoi bisogni da una prospettiva economica, psicologica e sociologica, in una strategia di prezzo? Ecco, questo è il mio lavoro». LEGGI ANCHE: I Big Data non sono la risposta a tutto: i bisogni più profondi dei consumatori sono svelati dagli Small Data
Federica Bulega e Marco Bertini Pricing strategy: definizione, modelli e strumenti
Ci puoi offrire la tua definizione di pricing strategy e spiegare quali sono i modelli che le aziende adottano per valutare il prezzo di un prodotto o servizio? «Premetto che possiamo chiamare la pricing strategy anche revenue strategy: è il set di modelli o metodi che un business mette in atto per convertire la soddisfazione del cliente in risultati economici. La pricing strategy aiuta a massimizzare i profitti e il valore, tenendo in considerazione la domanda di mercato. Esistono tre filosofie di prezzo: company-imposed, collaborative e customer-imposed. Per la maggior parte delle aziende, la strategia di base è imporre il prezzo: impostare un prezzo fisso e vendere a chiunque sia disposto a pagare tale importo. Per avere maggior efficienza si può valutare un menù di prezzi: stabilire diverse fasce di prezzo per lo stesso prodotto e dare al consumatore la possibilità di scegliere su quale orientarsi. Il modello più efficiente è sicuramente l’approccio collaborativo. Le aziende già reclutano i consumatori per raccogliere insight mirati a migliorare le proprie strategie di marketing, adesso devono riconoscere che sono gli acquirenti dei prodotti a determinarne il valore e possono offrire importanti input. Ne consegue che i consumatori devono essere percepiti come partner nella definizione del prezzo: coinvolgendoli sfruttando le loro indicazioni su cosa ricercano in un prodotto/servizio porta sicuramente una valutazione più efficace. L’ultimo modello è il customer-imposed pricing: l’azienda delega la responsabilità del prezzo al consumatore, che paga quanto preferisce e il venditore si impegna ad onorare l’obbligazione».
La tecnologia ci sta permettendo di ottenere molta più conoscenza e trasparenza su profilo, abitudini e disponibilità a pagare dei consumatori e ci sta permettendo di cambiare il modo in cui li facciamo pagare,. Quindi, se prima facevamo pagare il cliente esclusivamente per la proprietà e il possesso (l’acquisto di un prodotto) ora grazie all’analisi dei dati di consumo possiamo anche stabilire un prezzo per l’uso (pay-per-use), per il tempo (abbonamento, membership) o per i risultati ottenuti e quindi il mantenimento della promessa (pay per outcome). Con l’analisi dei dati siamo molto più abili a capire che valore forniamo come azienda al cliente e come convertire questo valore in ricavi e profitti. Inoltre, la tecnologia ci permette di avere molta più informazione sui nostri competitor e sull’arena di mercato, e questo permette di agire più velocemente».







