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  • Cosa significa CTR, oggi

    29 Ottobre 2026

    Ciclicamente parlo molto di CTR (click-through rate). Il mio vecchio video sul CTR ha ancora migliaia di visualizzazioni. Quando mi vedo mi trovo giovane… o meglio, ero giovane. Sono passati anni e alla fine, col tempo ho capito che forse non serviva più nella sua interezza, ma serviva ancora come motore di interesse.

    Interesse per cosa significhi realmente CTR, ieri, oggi e probabilmente non necessariamente ancora domani.

    Il CTR è un proxy o una vanity?

    Intanto bisogna considerare che il CTR è sempre stato la chimera di molti marketer.

    Cosa misura? La quantità di click rispetto alle impression, alias click / impression x 100.

    Una “ratio” di quanto un annuncio abbia effettivamente convinto l’utente ad accedere a un sito, cliccando sull’annuncio. Ambito nel quale non si parla di medie, non si parla di sessioni, non si raccontano risultati veri.

    Vista così, il CTR – che spesso è stato addirittura un KPI, key performance indicator – assume nel tempo più una conformazione di vanity. Di pari passo col volume delle impression. Più impression faccio, più il mio CTR deve salire, perché significa che la mia posizione nel ranking sale a sua volta.

    Il CTR come proxy, nell’era delle AI

    Proxy e non KPI… cioè? Il proxy, o un proxy, è quella metrica che occorre come assist per determinare se un’ulteriore metrica sta funzionando. Mi spiego… se oggi immaginiamo due aspetti distinti del CTR, dove il primo è l’esca, vale a dire il messaggio opportunamente costruito che determina un click, si può pensare che dal punto di vista pratico si ottenga un risultato.

    Nel marketing di qualche anno fa, potevamo immaginare questi numeri:

    • CTR da Search di fase alta = ca. 2%
    • CTR di Brand = ca. 60%
    • CTR di fase bassa = ca. 7%
    • CTR Display = ca. 0,20%

    Sulla base dello schema sopra, che si sviluppa su dati reali, numeri empirici, possiamo già capire che oggi, quei numeri, manco li possiamo sognare. Le AI “rubano” click, quindi il CTR diventa una metrica meno interessante. Efficace per – però – misurare il successo di un messaggio… e torno così al punto 1.

    Il CTR è utile per capire quanto funziono. Tanto è vero che l’ideale non sarebbe tanto capire quanto sia alto il mio CTR, ma quanto è successivamente migliore il mio tasso di conversione.

    Se quel clik non porta conversioni?

    Esatto… tanto sforzo per? Nulla, se poi non ho conversioni. Tanto è vero che una metrica potenzialmente utile in parallelo diventa il PNX, cioè l’indice di persuasione, alias conversioni / impression * CRate * 100 che prende in considerazione l’impatto delle impression sulla base delle conversioni.

    Perché utile? Perché dimentica l’impatto del click diretto e analizza l’impression anche quando questa è “solo” una citazione. Sposta l’ago della bilancia da, “l’AI mi ha rubato un click”, a “l’AI mi ha fatto conoscere”.

    Il CTR, oggi, non è quindi una metrica inutile… tutt’altro… è solo una metrica che ha una funzione diversa. Capirlo significa evolversi. Evolversi significa aver qualcosa da dire per poter essere ascoltati.