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Yolo Economy e il coraggio di cambiare lavoro
L'arte della felicità: rischiare per inseguire le proprie aspirazioni. Si afferma la yolo economy. Il 40% dei Millennials in ambito globale preferisce un lavoro da freenlance, in Italia solo 1 su 3
12 Maggio 2021
La Yolo Economy e la filosofia della felicità del “si vive una volta sola”
Dal desiderio di evadere, di cambiare propri orizzonti si diffonde negli Stati Uniti un nuovo movimento di pensiero, la Yolo economy, acronimo della locuzione “You Only Live Once” che significa “si vive una volta sola”, che sembra affermarsi in maniera predominante tra la GenZ e i Millenial.Resa celebre dal rapper Drake dieci anni, oggi la Yolo Economy è diventata la nuova filosofia di vita di chi, stanco del vecchio lavoro, preferisce rischiare e rimettersi in gioco per realizzare i propri sogni.“Essere felici hic et nunc, qui ed ora”, quindi. Dopo un anno costretti al pc, tra call e smart working, riunioni continue, didattica a distanza, iperconnessi, con flussi orari sempre più evanescenti e meno definiti tra vita privata e lavorativa, e soprattutto ritmi sempre più stressanti, i giovani negli Usa sembrano preferire l’essere freelance alla certezza di un lavoro stabile in cui non si sentono realizzati.La nuova tendenza indica la volontà da parte delle nuove generazioni di staccarsi dal lavoro come è tradizionalmente inteso per cambiare. Questo si traduce in migliaia di giovani che si stanno interrogando sul loro futuro, decidendo di rischiare tutto, abbandonando lavori stabili e comodi per avviare una nuova attività o trasformare una passione in una nuova attività a tempo pieno.“Abbiamo avuto tutti un anno per valutare se la vita che stiamo vivendo è quella che vogliamo vivere – sottolinea Christina Wallace, docente senior presso la Harvard Business School – Soprattutto per i giovani a cui è stato detto di lavorare sodo, ripagare i prestiti e un giorno ti godrai la vita, molti di loro mettono in dubbio questa equazione. E se volessero essere felici in questo momento?”.
Capacità di osare e desiderio di evasione
Voglia di leggerezza, di osare, di stampe floreali e di colore, che domina anche nella collezioni del fashion retail, in cui è protagonista indiscusso è il giallo Pantone. Desiderio di evasione e di normalità diventano anche le key word per i direttori del marketing per comprendere un mercato in cui le abitudini di consumo sono fortemente cambiate, dirottandosi dagli store fisici a quelli digitali.«La yolo economy sta reinventando la vita dei più giovani – scrive il New York Times – La pandemia ha avuto un impatto, anche emotivo, su tutti. Ha alimentato l’ansia per la perdita di persone care e di posti di lavoro. Tutto questo sta spingendo molti millennial a rivalutare le proprie priorità. Alcuni stanno abbandonando lavori stabili per avviare nuove attività. Il rischio sembra essere il nuovo mantra, dopo mesi segnati da uno stato di preoccupazione ed esaurimento, incoraggiati anche dai tassi di vaccinazione e da un mercato del lavoro in ripresa».Se negli Usa, i giovani sono spinti ad intraprendere nuove attività, grazie ai risparmi accumulati durante il lockdown, grazie a stipendi superiori alla media italiana, cosa accadrà nel nostro Paese con 2 milioni di Neet, che non studiano e non cercano lavoro, e dell’alta percentuale di disoccupazione giovanile??Come reagirà l’Italia alla Yolo Economy?
Neet, ma anche un tasso di disoccupazione giovanile al 31% e una ridotta quota di laureati occupati (56,5% contro la media Ue dell’81,6%). Infatti, se più del 40% della forza lavoro globale intende lasciare il proprio datore di lavoro attuale nel corso dell’anno e il 46% prevede di trasferirsi lavorando da remoto secondo il World Trend Index 2021 di Microsoft (realizzato su un campione di oltre 30mila intervistati in sinergia con LinkedIn) in Italia la percentuale scende al 33%.Solo 1 italiano su 3 cambierebbe lavoro (digitale, e-commerce e sanità i settori che mostrano più appeal), mentre il 38% immagina un trasferimento di sede. Tra i giovanissimi, solo 1 su 2 (48%) starebbe valutando l’opzione di abbandonare il proprio lavoro quest’anno, contro il 54% della Gen Z in ambito globale.Il 68% degli italiani si sentirebbe sovraccaricato, secondo Luba Manolova, direttrice di Microsoft 365 di Microsoft Italia, nell’analizzare il Work Trend Index su produttività e lavoro. L’idea, quindi, di sviluppare una cultura aziendale “ibrida”, impostata su modelli sostenibili, che protegga i più fragili in un contesto phygital, fondendo modalità digitale e fisica: “L’ibrido ci aspetta. Dobbiamo conciliare le esigenze. Questo richiede un ridisegno della cultura aziendale – spiega Luba Manolova – “Il 42% dei lavoratori si sente esausto e il 46% sotto stress: il risultato è che il 23% dichiara di essere in difficoltà, la percentuale più alta in Europa».LEGGI ANCHE: I 5 giganti del tech sono cresciuti a dismisura durante la pandemiaIl futuro sarà una cultura ibrida, che fonda digitale e fisico
La propensione al rischio aumenta in USA, grazie ai conti correnti bancari consistenti per i risparmi di un anno: la paura cede il posto al coraggio per realizzare il proprio progetto di vita, magari più a contatto con la natura, fuori dai centri urbani, in contesti anche rurali, con un approccio alla vita differente dovuto anche all’anno di forte introspezione. La pandemia stravolge le priorità.Differente, però, è il contesto italiano che, secondo i dati emersi dai dati Istat, ha perso circa un milione di posti di lavoro nell’anno della pandemia (aprile 2021).Secondo il rapporto annuale sul mercato del lavoro, in collaborazione tra Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Istat, Inps, Inail e Anpal, nel 2020 la pandemia ha condizionato in maniera cruciale gli sviluppi dell’economia e della società.Il report sul mercato del lavoro in Italia
L’emergenza sanitaria e la conseguente sospensione delle attività di interi settori produttivi hanno rappresentato anche nel nostro Paese uno shock improvviso e senza precedenti sulla produzione di beni e servizi e, di conseguenza, sul mercato del lavoro. In particolare nel secondo trimestre 2020 si è assistito a un crollo dell’attività economica, seguito da un recupero, per certi aspetti superiore alle aspettative, nel terzo trimestre e una nuova riduzione nel quarto dovuta alla recrudescenza della diffusione dei contagi.Sempre più persone a casa senza lavoro, con un crollo equivalente a -3,9 miliardi di ore nei primi tre trimestri del 2020 (un calo del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Il 19,4% lavora da casa (dato al secondo trimestre, erano il 4,6% nel 2019).Gli occupati sono calati di 470mila unità, i disoccupati di 304mila unità e gli inattivi invece sono cresciuti del +621mila. Nel 2020 la forza lavoro ha subito, quindi, un calo vertiginoso, colpendo in particolare giovani, donne e dipendenti con contratto a tempo determinato.








