Google lancerà i suoi primi occhiali AI nel 2026
Per conoscere quale sarà il nostro futuro tecnologico non dobbiamo più guardare agli Stati Uniti, ma alla Cina
Per sapere verso quale direzione viaggerà l'evoluzione tecnologica basta guardare a Est e contemporaneamente in basso verso il nostro smartphone
2 Maggio 2018
Un viaggio in Cina è come un viaggio nel nostro futuro prossimo
Era il 2012 e nelle metropolitane di Pechino uno strano fenomeno catturava l’attenzione degli occidentali in visita nella capitale cinese: i pendolari erano perennemente a testa bassa durante il viaggio a fissare gli schermi dei propri telefoni cellulari, o meglio, smartphone, senza mai distrarsi. Era il 2012, sei anni fa, ma in Europa non era ancora scontato il fatto di possedere uno smartphone e tantomeno uno perennemente connesso viste le ancora lente e costose tariffe di allora per la navigazione.
Era il 2012 e gli studenti in Erasmus in Cina giravano ancora con i dizionari “cinese-inglese” cartacei (obbligatori nelle Università italiane dove quelli “elettronici” erano banditi durante gli esami, ndr.) e i pochissimi di loro che avevano già un iPhone quasi non osavano introdurlo in classe durante le lezioni.La Cina del 2012 era un Paese mediaticamente estroverso già da quattro anni, grazie al successo delle Olimpiadi di Pechino 2008. Estroverso ma sui generis visto che a causa della censura governativa non tutti i siti, social network o app erano utilizzabili sul territorio cinese. Venne a crearsi dunque una sorta di Cina che scimmiottava le tecnologie occidentali e creava strumenti di comunicazione e social media marketing cloni come Renren, simile a Facebook, o QQ, simile a Messenger di Windows (ve lo ricordate?), Weibo per il microblogging e infine WeChat al posto di WhatsApp.LEGGI ANCHE: Anche il papà di WhatsApp lascia Facebook dopo lo scandaloIl futuro è già mobile ma non abbastanza
Per guardare al nostro futuro tecnologico bisogna possedere, quindi, un bizzarro strabismo che permetta di mettere a fuoco a Est come in basso, verso il telefono. Quello che sta accadendo in Cina ora sarà realtà anche per noi tra un paio di anni, sul nostro smartphone.A Pechino nel 2018 gli stranieri che viaggiano nella capitale possiedono skill tecnologiche di un certo spessore: sanno fare acquisti online da mobile, aggiornano costantemente il proprio status sui social media e per molti di loro il proprio smartphone è già un prolungamento, quasi una protesi, del proprio braccio.
Eppure gli stranieri in visita in Cina nel 2018 trovano davanti a sé un modo nuovo di utilizzare le app, o meglio l’App con la A maiuscola: sempre lei, WeChat. L’evoluzione di questo strumento sembra non avere limiti visto che tra le miriadi di funzioni è stata implementata anche la possibilità per ogni ristorante di avere un’integrazione ad-hoc per il food delivery, e l’utilizzo del QR Code ha raggiunto picchi impensabili come la sostituzione del badge in ufficio o le mance per i camerieri al ristorante (che hanno il codice pixelato stampato direttamente sulla divisa).
E non finisce qui: qualsiasi supermercato ha la propria app per la spesa online integrata a WeChat e in palestra si può ordinare un menu pensato su misura per la propria dieta da farsi consegnare a fine allenamento. Per non parlare di prestiti bancari, trasferimento di denaro o pagamenti di ogni genere (anche per la metropolitana) tramite WeChat Pay.








