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Liberato è fratm
Riflessione sullo storytelling che c'è dietro il fenomeno di Liberato
10 Maggio 2018
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L’identità di Liberato è segreta e intorno a questo si è costruita una parte considerevole sulla sua strategia di marketing. Certamente non è il primo: tra i nomi degli artisti che hanno scelto di non rivelarsi vengono subito in mente Elena Ferrante, i Daft Punk, Sia, Bansky e Batman.Si tratta di un tema rivoluzionario nell’era della sovraesposizione mediatica e soprattutto in Italia dove, culturalmente, non accettiamo ben volentieri che un artista, un essere pubblico, si nasconda o addirittura si travesta. Un esempio è come una certa parte della stampa italiana si sia accanita a voler smascherare Elena Ferrante, in congetture e rivelazioni da giornali di gossip.Tradizionalmente il supereroe nasconde la sua identità per ragioni, potremmo dire, politiche. Ovvero non mi rivelo perché altrimenti i cattivi potrebbero irrompere a casa mia e farmi fuori oppure l’hobby di salvare il mondo potrebbe compromettere la normalità di una serie di rapporti, vedi Superman, che dovrebbe spiegare alla fidanzata, al capo e ai genitori adottivi di essere una divinità. Per un artista rivelare la propria identità o addirittura elargirla intimamente al proprio pubblico è ancora più delicato: i fan sentono di conoscerti e richiedono continuamente una fetta d’intimità posticcia sentendosi in diritto di dire la propria opinione su come cresci i tuoi figli o quanta pizza mangi, com’è stato per Beyoncè o Rihanna.
Questo per dire quanto l’anonimato sia diventato un lusso e quanto sia complesso per un professionista entrarne in possesso. Di conseguenza appare la forza della strategia di marketing di Liberato, che potrebbe essere un esperimento musicale di un più noto artista che non può abbandonarsi a quel dato genere musicale, oppure magari un giovane avvocato del Vomero che lavora nello studio della famiglia da generazione o semplicemente un ragazzo sveglio che ha deciso di distinguersi anche nel modo di comunicare.Come comunica Liberato
Sebbene non sia un tema originale quello di nascondere la propria identità, è invece interessante analizzarlo in riferimento a una figura pubblica di un performer, cioè di qualcuno che per natura del proprio lavoro deve performare, essere visibile, essere presente.Così lo storytelling del marketing si avvinghia alla produzione artistica: i video musicali tornano con Liberato a essere video di storie, piccoli prodotti cinematografici invece che mostrare l’artista in varie pose e in vari vestiti. Ma a differenza del video anni 80’ il video clip di Liberato non vive di vita propria: Liberato ogni tanto irrompe nello schermo incappucciato e di schiena per ricordare al fan che lui c’è e sceglie di non mostrarsi. In altre parole, come fa anche musicalmente, Liberato lavora a partire qualcosa che è stato ma non compie una semplice azione di recupero, ma la trasforma in qualcosa di diverso.Dunque la strategia non è solo di non mostrarsi, ma di mostrare di non mostrarsi. Live social dove lui è di schiena o tiene, verosimilmente, in mano il telefono, piccoli scorci di verità manomessa, merchandising minimal, qualità di produzione video altissima e un cosciente uso sfalsato di YouTube/Spotify.








