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Tutte le caratteristiche, le evoluzioni e le potenzialità del sistema Blockchain
Quali sono le caratteristiche, i principali ambiti di applicazione e le opportunità della blockchain? Il guest post di Roberto Ferrari, General Manager di CheBanca! e autore di "L'Era del Fintech"
17 Febbraio 2017
Questo articolo è stato scritto da Roberto Ferrari, General Manager CheBanca!, Chairman of the board YellowFunds Sicav, Board Member Mediobanca Innovation Services, autore di “L’era del Fintech. La Rivoluzione Digitale nei Servizi Finanziari”.

Volendo essere sintetici, una blockchain può essere definita un diffuso registro pubblico, un database permanente, nel caso dei Bitcoin di tutte le transazioni in Bitcoin che sono state eseguite, che opera attraverso un network di blocchi (blocks, i ledger, da cui la parola blockchain e la definizione di distributed ledger) legati tra di loro in ordine lineare e cronologico.Attenzione: le transazioni possono riguardare qualsiasi asset, qualsiasi diritto o contenitore di valore e informazione, non solo le criptovalute come il Bitocoin.Questa costruzione rende il database, la blockchain, sicuro ed affidabile, in quanto l’informazione è presente in tutti i nodi, i server distribuiti della catena, e quindi “trustable”, cioè affidabile (non modificabile né cancellabile). Ed espandibile dal mondo delle criptomonete ad altri utilizzi.Non c’e’ bisogno di un’entità centrale, una clearing house – come nei mondi transazionali odierni – che ne verifichi la congruità e validità, questa avviene per consenso del network, del “distributed ledger”, ossia del data base decentralizzato[1].
Non solo, è una soluzione completamente digitale che elimina tempi, controlli, carta, back-office, rischi operativi, tutto il brutto, inefficiente e pesante che c’è dietro ai tradizionali processi bancari.Queste caratteristiche di open source, decentralizzazione, velocità di riconoscimento, non modificabilità, hanno fatto si che l’attenzione degli operatori, non solo finanziari, si stia progressivamente spostando dal solo Bitcoin e dalle critpovalute alla tecnologia sottostante, la blockchain, a tal punto da far cominciare a prevedere che questa stessa soluzione possa in realtà essere utilizzata sia per molteplici usi finanziari sia anche per servizi che vanno oltre il semplice ambito bancario.La blockchain ha conquistato così la copertina dell’Economist già nell’Ottobre 2015.
La blockchain crea un archivio di dati accessibile attraverso qualsiasi tipo di network si voglia costruire, sia esso fatto di persone, come nel caso di individui che scambiano Bitcoin, che di istituzioni o attori economici. Il suo potenziale pertanto non è limitato alla circolazione di moneta digitale ma a qualsiasi cosa, asset, ed informazione possa essere trasferita, riconosciuta o assegnata digitalmente. Da qui, il grande fascino e i recenti investimenti nella tecnologia.Secondo un recente rapporto di Tractica[2] il giro di revenue generato da startup vendor di tecnologia blockchain raggiungerà nel 2025 circa 20 mld di dollari.Diversi modelli di blockchain
Sono diversi i tipi di blockchain o distributed ledgers ormai diffusi in via di sviluppo[3].Partiamo dal primo modello, quello più famoso e diffuso quello open, pubblico e completamente decentralizzato.Ovviamente i Bitcoin nascono su un’ idea non solo open-source ma anche di catena aperta, pubblica, a cui tutti possono avere accesso, possono scrivere (sempre che questo “work” sia approvato dal network): un sistema completamente decentralizzato e aperto. Questa è la definizione oggi usata di public blockchain/distributed ledger.A questo è possibile però anche affiancare un’altra categoria di ledger, una blockchain privata, dove solo l’owner, il proprietario ne gestisce i diritti e l’accesso, mantenendo però poi al suo interno le altre caratteristiche della blockchain, del network che abbiamo visto. Si crea in pratica un network privato, amministrato da uno o più soggetti amministratori. Ad esempio questa blockchain può svilupparsi all’interno di un’istituzione finanziaria per gestire i propri asset o per ragioni di controllo e auditing.Questo è il secondo modello, che a sua volta può ulteriormente svilupparsi nel momento in cui il network privato prenda forma di consorzio, dove il consenso è quindi, ad esempio, fornito, dalle istituzioni finanziarie facenti parti del consorzio e che possono decidere di avere un sistema permissione o permissionless.Come appena accennato, un ulteriore differenziazione, a matrice rispetto ai modelli sopra esposti è data dai concetti di permissionless o permissioned blockchain o ledger.La blockchain permissionless più famosa è certamente il Bitcoin, che incorpora come sappiamo tra le proprie caratteristiche principali quella di mantenere anonima l’identità dei partecipanti, anche se si sono cominciati a sviluppare sistemi per consentire l’identificazione degli pseudonimi utilizzati nella blockchain, in qualche modo riconoscibili, sulla base dei loro pattern di utilzzo.Questa della irriconoscibilità è una delle primissime preoccupazioni del mondo finanziario sui Bitcoin, essendo la riconoscibilità degli attori delle transazioni registrate un forte requisito di tutta la normativa sull’antiriciclaggio e dell’identificazione della clientela (AML e KYC, know your customers).Il modello di permissioned blockchain nasce quindi come possibile alternativa in quanto, mantenendo le altre caratteristiche del sistema blockchain permette la partecipazione di legal entities riconosciute per validare le transazioni e i dati contenuti dell’archivio distribuito, ed attraverso queste di procedere al KYC dei clienti finali e dei possessori degli asset registrati nei ledgers.Su questa base di possibili alternative al modello madre del Bitcoin l’appeal della tecnologia blockchain si è quindi espanso, sia dal lato delle startup FinTech che si sono sviluppate, sia dal lato dei Venture Capitalist ed altri investitori che hanno cominciato a finanziarle, sia anche dal lato delle stesse aziende tecnologiche e finanziarie che hanno cominciato esse stesse ad investirci ed a sperimentare, sia dal lato degli stessi regulator e Banche Centrali che, partendo dal fenomeno Bitcoin stanno poi allargando le analisi alla tecnologia nelle sue sfaccettature, tra le quali anche quelle di un suo impiego nelle stesse attività di monitoraggio dei mercati finanziari.[4]La stessa Banca D’Inghilterra[5] ha pubblicato un suo paper sulle Blockchain affermando che in futuro l’infrastruttura esistente del sistema finanziario potrebbe essere nel tempo progressivamente sostituita da un nuovo sistema costituito da una varietà di distributed ledgers, archivi decentralizzati collegati tra loro. Molteplici sono anche gli utilizzi delle blockchain fuori dall’ambito bancario che si cominciano a sperimentare in giro per il mondo.[6]Su questa enorme scommessa si sta registrando una fortissima crescita negli investimenti innanzitutto nelle startup operanti sui ledger. Come detto, solo nell’ultimo anno sono stati investiti circa 1 mld di dollari nella tecnologia, a fronte di solo 2 milioni di dollari nel 2012. Soldi che quindi vanno ad aggiungersi agli investimenti nel mondo FinTech relativo ai pagamenti, al lending, al digital investing ed all’alternative finance.Una nuova corsa all’oro
Una nuova corsa all’oro spinta dalla speranza di aver trovato una tecnologia dirompente, anche se il suo sviluppo sarà ancora lungo, capace innanzitutto – ma non solo – di “portare la fibra” al sistema finanziario. Cambiare i vetusti rail, i fili di rame con doppino, sostituirli con una nuova fibra ultra-veloce ed efficiente, volendo fare un parallelo con un settore delle telecomunicazioni comunemente più familiare.Non solo. Secondo il report di Capgemini[7]:“[la tecnologia] Blockchain ha il potenziale di fornire un sistema di gestione delle transazioni in sicurezza senza precedenti, grazie alla crittografia, che consente di evitare i costosi mainframes e data center di oggi… (la blockchain) cambia completamente il modello dei costi dei sistemi di processing delle transazioni finanziarie.”Visti i livelli di investimento la corsa sembra effettivamente essere partita, anche con l’ingresso di big player sia del mondo finanziario, che sono entrate pesantemente anche nel finanziamento diretto di startup blockchain, ma anche del mondo tecnologico e del software che si affiancano al numero crescente di startup impegnate nel segmento[8].Il ritmo delle iniziative è aumentato vertiginosamente dalla seconda metà del 2015, quindi il trend è recentissimo ma decisamente imponente.Ad oggi si registrano ad esempio 25 consorzi global di aziende e istituzioni (per un totale di 550 partecipanti) che lavorano sui distributed ledgers, di cui solo la metà relativi a servizi finanziari. 22 di questi nati solo nel 2016.Giusto per dare qualche esempio: IBM, Intel, Cisco insieme a Wells Fargo, JP Morgan, lo stesso London Stock Exchange hanno fatto partire un progetto open source sotto la supervisione della Linux Foundation per creare un nuovo distributed ledger da zero: the Open Ledger Project[9] Microsoft, dopo aver già lavorato sull’utilizzo di Ripple, un distributed ledger privato già in alta fase di avanzamento, ad Ottobre 2015 ha annunciato piani per fornire sul proprio cloud una piattaforma blockchain, utilizzando Etherum anch’essa nuova piattaforma blockchain ma pubblica, con l’intento di fornire un ecosistema software rapido ed economico per testare soluzioni per i consumatori; lo stesso sistema finanziario si è mosso in gruppo a dimostrazione di come un modello cooperativo sia quello che possa davvero guidare la trasformazione: oltre 40 diverse Banche di tutto il mondo (tra cui anche le italiane Banca Intesa e Unicredit) si sono unite a R3 CEV una neo startup, lanciata solo nell’estate 2015, che ha l’obiettivo di costruire un’architettura condivisa basata sulla tecnologia blockchain focalizzata per servire il mondo finanziario. Proprio a inizio 2016 R3 CEV e Microsoft hanno annunciato una collaborazione attraverso la quale il primo consorzio ha fatto una prima sperimentazione con la piattaforma cloud blockchain Azure di Microsoft.La lista delle iniziative nate solo da inizio 2015 è lunghissima. La velocità con cui le sperimentazioni stanno raggiungendo una scala cosi’ importante a livello anche globale, ed anche attraverso un modello collaborativo, aiutato dalla natura open source della blockchain, è per alcuni versi sorprendente. Le stesse istituzioni finanziarie, sempre tacciate di immobilismo, stanno fungendo da catalizzatori.
L’evoluzione del sistema blockchain e i principali ambiti di applicazione
L’ecosistema blockchain di sta quindi sviluppando molto rapidamente – ormai ci sono più di 300 startup operanti nel segmento, concentrate in USA e Europa – superando i primi confini del bitcoin e delle criptomonete e quindi della sola arena dei pagamenti e del send money, che comunque resta di alto interesse e potenziale sviluppo, passando quindi su altri segmenti sia B2C ma anche e soprattutto B2B – o comunque B2B2C.








