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Brand-purpose: “la gente non compra quello che fai, ma perché lo fai”
La brand-purpose spiegata con la teoria del Golden Circle, il woke-washing e le conseguenze etiche e di business
16 Ottobre 2019
- Le decisioni irrazionali dei Millennials
- La brand-purpose tira intorno a sé una community di persone che si identificano con il messaggio del brand
- Il fenomeno del woke-washing
LEGGI ANCHE: Da brand a educatori: sui social i marchi possono creare community di valoreNei prossimi paragrafi andremo ad analizzare meglio la brand-purpose, avvalendoci della teoria del Golden Circle, perché è importante unificarla in tutta l’organizzazione, il fenomeno del Woke-Washing e le implicazioni a livello etico e di business.Brand-purpose e Golden Circle
Le aziende capaci di farci sentire ispirati, di guadagnarsi la nostra fiducia e fedeltà a lungo termine, sono quelle che ci fanno sentire più di un semplice cliente che sta facendo un buon affare: ci fanno sentire parte di un progetto più grande. Questo sentimento […] è la ragione per cui alcuni di noi continuano a preferire i prodotti Apple a quelli di altri marchi anche se spesso sono più cari degli altri.Trova il tuo perché di Simon Sinek, David Mead, Peter DockerLa brand-purpose è il perché del brand, il motivo più profondo per cui esiste, è qualcosa che va oltre il profitto e riguarda tutta l’organizzazione. Conoscere il proprio perché è la base per costruire tutto il resto, il come (es. la cultura aziendale, la brand experience) e il cosa (es. quali prodotti e servizi offre l’azienda). La brand-purpose non ha nulla a che vedere con quello che vogliono i clienti e il mercato, ma è insita nell’azienda e nella sua storia. Spontaneamente raccoglie intorno a sé una community di persone che si identificano con il messaggio del brand.Nel famoso Ted Talk “How great leader inspire action” Simo Sineck, ci spiega la brand-purpose attraverso la teoria del Golden Circle. Il perché è il cuore del business e influisce sulle emozioni i processi decisionali degli stakeholder interni ed esterni. All’interno di un’azienda conoscere il perché è fondamentale, determina la motivazione dei dipendenti, le strategie di business, il successo duraturo di prodotti e servizi.


Unificare la brand-purpose
Un’organizzazione che conosce il proprio scopo non teme i competitor, è pro-attiva e influenza il comportamento delle persone. Tornando all’esempio di Apple, non porta semplicemente innovazione con i suoi prodotti, ma ridefinisce il modo in cui approcciamo a un device tecnologico, sfida lo status quo.La brand-purpose, permea quindi tutta l’organizzazione e la ritroviamo nell’accoglienza di un candidato quando entra per la prima volta in contatto con la nostra azienda, nella pubblicità, nel prodotto, nel dialogo con un cliente.LEGGI ANCHE: Purpose Strategy: come diventare brand top of mindQuindi se un brand nelle proprie campagne marketing, difende i diritti delle donne e il gender gap, ci aspettiamo che nelle posizioni importanti dell’azienda ci siano una buona percentuale di donne, che lo stipendio tra uomini e donne sia lo stesso e anche le possibilità di carriera. Potrebbe sembrare scontato, ma nel 2017 lo scandalo di State Street, ci dimostra che non lo è poi tanto.State Street è tra le più importanti società americane di servizi finanziari e promotrice della pluripremiata della campagna “The Fearless girl”, la statua della bambina davanti al toro di Wall Street che celebrava la leadership delle donne e incoraggiava le aziende ad includerle in ruoli importanti e strategici. Beh, State Street ha dovuto risarcire 300 donne e 15 impiegati neri per gender and racial pay gap. Il mondo ne è rimasto sconvolto gridando allo scandalo. Probabilmente la leadership delle donne non corrispondeva alla brand-purpose di State Street oppure non era stata unificata in tutta l’organizzazione, ma solo nel reparto marketing.








