Instagram testa le caption per ogni foto nei caroselli
Perché Facebook non ruba i nostri dati ma siamo noi che siamo scemi digitali
Cambridge Analytica non ha rubato niente. O meglio, niente oltre i dati e le informazioni che regaliamo a Facebook ogni giorno. L'editoriale del direttore Aldo Pecora
21 Marzo 2018
La prima consapevolezza che dobbiamo assumere è che in tasca non abbiamo più solo un telefono, ma Internet, e che qualsiasi cosa facciamo con il nostro smartphone non resta solo all’interno del nostro dispositivo, o in quello di chi riceve, ma finisce, per sempre, anche nelle mani di altri. Dei giganti del digitale: Google, Facebook, Amazon, e poi ancora Apple, Microsoft, eccetera. Sono loro i proprietari del web, e noi abbiamo accettato e accettiamo continuamente le loro regole. Perché sì, inutile nasconderlo: tutti, professionisti o meno del digitale, in meno di un secondo andiamo subito a cliccare su “Accetto” e “Ok, iscrivimi” senza neanche leggere cosa dicono quelle informative chilometriche che ci vengono sottoposte quando apriamo un account Gmail, o ci iscriviamo a Netflix con il social login di Facebook o Google.Quindi ben ci sta. Abbiamo scelto di essere abitanti di questo posto che si chiama Internet e non cittadini. La differenza tra queste due parole la capisce anche un bambino.Prima o poi il bubbone doveva esplodere. E adesso, finalmente, dopo l’affaire Cambridge Analytica anche la stampa blasonata, quella dei tiggì e delle testate “tradizionali”, inizia ad occuparsi di un tema del quale sarebbe stato molto meglio (pre)occuparsi già un paio di anni fa.LEGGI ANCHE: “Vi spiego come i capi del web ci profilano ogni giorno”I veri soci (occulti) di Zuckerberg
In cuor suo Zuckerberg lo sapeva benissimo: sì, Facebook ha aiutato Trump (e probabilmente anche Obama nel 2008 e nel 2012) in campagna elettorale. E non con le fake news, che sono l’ultima trovata pubblicitaria che i potenti usano per bollare tutti quei fatti e fenomeni che non riescono più a controllare/governare/ordinare, ma chiudendo un occhio e forse anche due con molti dei suoi veri soci occulti.Sì, soci occulti, perché in questa piramide afferente a una sola persona da un lato ci sono i soci tradizionali, quelli che hanno una quota nel capitale sociale della società Facebook Inc. con sede in California, e che in virtù anche delle loro quote siedono nel board (ovvero nel CdA) dell’impero di Mark Zuckerberg, dall’altro ci sono quelli che quell’impero lo reggono in piedi, generando traffico verso/nella piattaforma, con i vari Candy Crush, video divertenti, eccetera.
Senza parlare – non ora – di tutto il mondo dei dati che sta dietro gli Insights, i Pixel e gli Analytics cui chiunque, anche un inesperto di digitale, può accedere anche investendo poco più di cinque euro.







