Meta integra Manus AI in Ads Manager
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25 Giugno 2018
In un ecosistema della comunicazione dominato dalle piattaforme social, dalla mobilità dei dispositivi e dalla frammentazione dei punti di contatto con il pubblico (pubblico di lettori, clienti, consumatori, utenti), la pubblicità, lo spot o l’inserzione, come tecnica regina attraverso la quale l’azienda comunica al consumatore la propria offerta, non funziona più per almeno un paio di motivi, se volessimo sintetizzare e banalizzare all’estremo.
“Dallo spot al post” sintetizza in modo egregio il titolo di un libro di Giuseppe Mayer sull’argomento, e nella sintesi di questo anagramma c’è non solo la transizione di un’epoca del marketing, ma anche la transizione delle competenze richieste dal content marketing. Tra le altre, sfruttare al meglio le potenzialità narrative del medium propietario: il sito web.
Per il creatore di WordPress, in altre parole, ogni sviluppo, ogni nuova funzionalità e integrazione dell’applicazione deve essere pensata in ragione non di un utente di un software, ma di un autore di contenuti: un blogger, uno scrittore, un giornalista, uno sceneggiatore, uno storyteller. Ma l’autore di Mullenweg non è un semplice scrittore o un semplice giornalista, figure mono-dimensionali così come lo erano i supporti di destinazione delle rispettive professionalità prima di internet, il web e i social e gli smartphone.L’autore al tempo della rete e di WordPress è quello che alla fine degli anni novanta si sarebbe definito progettista multimediale e che oggi potremmo chiamare scrittore solo se accettassimo una nozione allargata di testo che comprenda sì gli scritti, ma anche le fotografie, i video e, soprattutto, il software e gli algoritmi attraverso i quali le scritture sui server on the cloud avvengono.In altre parole, il creatore di contenuti online, che oggi potremmo forse chiamare digital content strategist o più brevemente digital strategist, non si limita a scrivere post o scattare fotografie, ma gestisce un progetto che entra a far parte di una multi-canalità digitale (articoli, testi, immagini, video, messaggi di stato, commenti, interazioni, like, cuoricini) nonché di una molteplicità di altre piattaforme, applicazioni e dispositivi che rimodulano senza soluzione di continuità il contenuto originario aggregandolo assieme a tutti gli altri contenuti prodotti e distribuiti da altre fonti e centri di produzione.Quando allora installiamo una piattaforma come WordPress, diventiamo media maker dotati di un sistema di gestione di contenuti che, al pari delle social app sulle quali interagiamo da utenti ogni giorno più volte al giorno, un sistema che pubblica, distribuisce, aggrega, incorpora e condivide materiali che, nella rete, possono nascere sì all’interno del sistema di pubblicazione stesso ma anche da qualsiasi altra fonte esterna al sito web che gestiamo, con l’ulteriore, importante sottolineatura che quella fonte può appartenere alla stessa persona o azienda che gestisce il sito così come può appartenere a una proprietà del tutto diversa.
Vista da un’altra prospettiva, e tenendo in considerazione che su social media come Facebook, Instagram, YouTube, la nostra strategia di contenuti è giocoforza esternalizzata e condizionata, nonché omologata dalle logiche di funzionamento imposte dall’algoritmo di turno, WordPress come content management system offre una casa, una vera casa di produzione ai nostri contenuti e al nostro racconto: nel momento in cui l’obiettivo delle nostre attività di content marketing è, non dico dominare il mondo, ma insomma, imporre e diffondere un brand, un prodotto e la forza e le qualità e la peculiarità che lo contraddistinguono da tutti gli altri, si capisce come disporre di un software che grazie alla distribuzione open source diventa nostro significa, oltre che guadagnare un grado di controllo sui mezzi di comunicazione, disporre di uno spazio di rappresentazione che è proprietario, unitario e organico, ma allo stesso tempo immerso nativamente nella rete e nei dispositivi digitali intesi come un vero e proprio world wide system di testi, foto, video, immagini e codice.Si tratta, in altre parole, di disporre di una propria pista di atterraggio per un racconto i cui capitoli, seppure scritti sempre dalla stessa mano, volano frammentati tra libri diversi, decollando da pagine dislocate in hub sparsi sulle reti dei social. All’autore, al digital strategist, spetta il compito di mantenere la coerenza narrativa tra le parti e scrivere un lieto fine sul sito web. A un sistema di gestione di contenuti digitali (nostri contenuti), il compito di fornirgli gli strumenti per la scrittura, l’aggregazione e la ricomposizione in una nuova opera della presenza distribuita in tutte le altre piattaforme online.>>> Impara ad impostare una strategia di Content Marketing: segui il Master in Digital Marketing di Ninja Academy, formula online (+ aula opzionale)! Acquista in Early Booking entro il 27 giugno!Potrebbe interessarti anche
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