LinkedIn fotografa l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel lavoro
Cos’è Omegle e perché è (di nuovo) una potenziale minaccia alla sicurezza della Gen Z
Guardiamo video per scegliere cosa comprare, per informarci, e quindi non è strano che si utilizzino video anche per socializzare
15 Marzo 2021

Che cos’è Omegle e perché siamo tornati a parlarne
Partiamo del principio, soprattutto se non si conosce Omegle.Immaginate una chat “a roulette”, prendendo spunto dal nome di un social molto simile nato qualche mese dopo. Vi connettete in forma anonima e senza registrazione e potete parlare per iscritto o in video con uno sconosciuto, senza registrare alcunché.Niente di più utile in un contesto come quello odierno, dove il distanziamento sociale è incentivato. Sarebbe tutto naturale, se non fosse che questa piattaforma esiste appunto dal 2008.Se analizziamo il trend di ricerca su Google della keyword “Omegle”, notiamo come l’andamento sia quell’anno abbastanza lineare con una flessione lieve ma costante: la risalita riprende poderosa alla fine del 2019, poco prima del lockdown.
In Italia lo scostamento è ancora più evidente.
Si calcola che dalla media di circa 30 milioni di visitatori al mese che generava oggi Omegle, grazie anche alla pandemia, abbia più che raddoppiato questo numero, assestandosi sui 65 milioni di utenti/mese.Un hype interessante che però non ha presentato negli anni scorsi alcun tipo di osservazione nelle statistiche e ricerche più citate: le “chat video casuali”, pur già presenti nella dieta digitale dei più giovani, non viene conteggiata e anzi, è stata forse persino ignorata.Perché parliamo di giovani? Perché sono proprio loro a usare Omegle. E, attenzione, già da qualche anno, non solo durante il lockdown.Spulciando su YouTube, infatti, si possono trovare video realizzati anche da trendsetter molto influenti che in maniera molto agevole lavorano su questo canale realizzando contenuti decisamente efficaci.Uno di questi è Favij, lo YouTuber più seguito d’Italia, che nel 2019 proponeva video dove veniva impiegato proprio Omegle.LEGGI ANCHE: Avvertenze per brand su Clubhouse: come usare il nuovo canale senza lasciarsi travolgereIn particolare, questo è stato realizzato per sponsorizzare una serie di collezionabili acquistabili in edicola.Al di là dal muovere numeri notevoli (oggi conta 3 milioni di views), mostra una serie di elementi interessanti. Vediamoli insieme.Omegle viene trattato come un comportamento (“Omegle gigante” si dice, quasi fosse una videocall) e osservando ciò che avviene in webcam viene quasi spontaneo pensare che questa modalità relazionale sia abituale per i giovani protagonisti e i meravigliati ospiti.Sempre sul canale di Favij è possibile osservare un’altra clip girata durante la pandemia: anche in questo caso, a essere curiose sono le reazioni dei giovani coinvolti.Per una larga fetta di utenti, insomma, Omegle era già un passatempo interessante da qualche tempo.Fin qui, niente di strano: il punto è che questo social redivivo dopo anni di anonimato per larghe fette di utenti, sia tornato agli onori delle cronache lo scorso febbraio, quando in Inghilterra si è cominciato a parlare di casi di molestie sessuali perpetrate da adulti che, approfittando dell’anonimato e dall’impossibilità di registrare le chattate, provano a interagire con minori.Il caso è diventato di rilevanza pubblica tanto da spingere la BBC a realizzare un’inchiesta che ha coinvolto anche l’Internet Watch Foundation: casi simili a quelli raccontati nel pezzo della BBC sono stati registrati anche in US, India e Mexico, i paesi dove Omegle è più utilizzato, aprendo un dibattito sulla natura di queste modalità d’interazione.L’azienda su questo è intervenuta provando a limitare le ricerche attinenti alla sfera sessuale ma, a parte questo, sembra non poter fare molto di più per limitare il fenomeno (peraltro il founder di Omecle Leif K-Brooks è una figura non proprio social, il che in un’epoca di Social CEO è persino strano).Detto ciò, la bolla è scoppiata e sicuramente il caso comincerà a montare: rimane il fatto che la stampa mainstream si sia accorta dei pericoli che si nascondono dietro una piattaforma digitale almeno un anno dopo che questa è diventata di uso massivo (la ricerca della BBC non è stata l’unica, e anche qui in Italia cominciano ad apparire le prime segnalazioni dei pericoli che si corrono a “parlare con uno sconosciuto”).Un aspetto che ci può interessare, se vogliamo comprendere il digitale non solo come spettatori ma come osservatori critici e operativi di un mondo in continua evoluzione.








