Dall’ispirazione all’acquisto: uno sguardo al futuro del retail
Il caso dell’influencer trollata perché voleva pagare l’hotel in visibilità
Il case study di Elle Darby e dell'albergatore Paul Stenson che declina la sua offerta, diffamandola online, apre ad analisi approfondite su un mondo non così semplice come sembra
24 Gennaio 2018
Un fatto che ci consente di fare una riflessione sull’influencer marketing in questo momento storico, e su come strutturare le digital PR in maniera fruttuosa.Dear Blogger (who shall remain nameless),
You may wipe your tears, I have just got you publicity worth €4.3m. That’s a little better than a free room I’d suggest.PaulieP.S. You’re welcome https://t.co/z6jkotzv7J— Paul Stenson (@PaulVStenson) January 19, 2018
Un breve recap
Facciamo un passo indietro e analizziamo come la vicenda attraverso i social, si sia sviluppata e abbia assunto i connotati di un dibattito pubblico sull’influencer marketing. Elle contatta Paul Stenson con un’email definendo la prestazione e ponendo ad esempio una precedente collaborazione. A questo punto l’albergatore pubblica sui social l’email, oscurando il nome del mittente e scrivendo un commento “caldo” in cui vengono chiamati in causa i dipendenti che, secondo lui, non possono essere pagati in visibilità, la moneta di scambio proposta dalla ragazza.Le reazioni del pubblico online sono ampie arrivando a un volume di migliaia di interazioni, raggiungendo, di conseguenza, i media tradizionali che a loro volta amplificano il messaggio e generano un conseguente aumento del flusso di comunicazione online. A questo punto Elle pubblica un video sul suo canale YouTube accusando l’albergatore di comportamento scorretto e di averla esposta a una lapidazione mediatica.Non senza malizia, Paul le risponde su Facebook con più di un post, ognuno con una media di 34k interazioni. Nell’ultimo promette anche di pubblicare un libro su come ottenere visibilità online senza spendere soldi, con relativi grafici di come l’engagement sia aumentato esponenzialmente grazie alla polemica e inviandole per giunta una finta fattura per la visibilità.I temi in gioco sono diversi: rilevanza dell’influencer marketing per le aziende, metodo di approccio dell’influencer ai nuovi clienti, percezione dell’influencer marketing per l’opinione pubblica e infine la gestione della controversia: è vero che l’engagement generato attraverso la polemica è stato ugualmente proficuo per l’albergatore rispetto a una eventuale sponsorizzazione? Procediamo per punti.L’importante è che se ne parli
Paul Stenson sostiene di aver ottenuto non solo lo stesso risultato che avrebbe guadagnato attraverso l’influencer marketing, ma addirittura che il consenso riscosso attraverso la polemica sia di maggiore impatto rispetto all’ipotetica campagna con l’influencer.In altre parole sostiene la regola pubblicitaria tratta dal celebre aforismo di Oscar Wilde “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”. Questa regola è in generale vera, ma a patto che l’oggetto della discussione/pubblicità sia lo stesso della polemica. Con questa condizione anche una pubblicità negativa potrebbe dare rilevanza e diffondere la conoscenza presso il pubblico dell’oggetto in questione, come nel caso del buondì Motta.Nel caso in questione, invece, questo presupposto non si realizza: quello che viene promosso a livello globale non è l’albergo e i suoi servizi, ma il tema generale della deontologia degli influencer. Quindi la risposta è no, la visibilità guadagnata da questa polemica non equivale a un buon advertising sull’albergo, ma è una cosa diversa. Una prova pratica? Nessuno si ricorda come si chiama l’albergo.








