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  • Come essere presente su web e social senza violare la legge

    4 Maggio 2016

    Il web e i social non costituiscono una zona franca per il diritto.

    La normativa vigente trova infatti applicazione anche nel mondo digital e pertanto chi decide di essere presente online con la propria attività o comunque chi utilizza gli strumenti offerti dal web e dalle piattaforme social è chiamato ad esaminare, non solo gli aspetti tecnici ed organizzativi, ma anche quelli normativi.

    Consideriamo l’ipotesi in cui l’impresa decida di farsi conoscere in rete attraverso un sito web. Probabilmente il primo pensiero sarà quello di registrare il nome a dominio e di affidare l’attività di sviluppo del sito ad una società esterna, con cui magari verranno raggiunti accordi verbali dopo aver scambiato via mail un preventivo contenente le voci di costo.

    Già in questa fase preliminare dovrebbe però darsi spazio anche ai profili normativi.

    Infatti la scelta e la registrazione del nome a dominio aziendale deve essere effettuata con attenzione perché, se è vero che, in base al noto principio “first come, first served”, si rende possibile la registrazione di un dominio libero, non ancora assegnato, è anche vero che si potrebbe violare la normativa in materia di proprietà industriale qualora si registrasse, ad esempio, un dominio corrispondente o simile al marchio di altra società che svolge attività identica o affine alla propria (cfr. art. 22 del codice della proprietà industriale).

    Ma anche la scelta della società che si occuperà della realizzazione del sito dovrà essere effettuata con cura, sottoscrivendo apposito contratto – che può essere inquadrato nello schema del contratto di appalto di servizio, di cui agli art. 1655 e ss. del codice civile – in cui fissare, oltre alle specifiche tecniche e ai requisiti che il sito deve avere in termini di usabilità, adattabilità ed aderenza agli standard, tutti gli elementi tesi a regolamentare i rapporti ed evitare successive incomprensioni che potrebbero poi generare in controversie legali.

    Andranno allora definite le reciproche obbligazioni e responsabilità delle parti (fissando in modo chiaro quali siano gli obblighi assunti e quali le conseguenze nel caso di loro violazione – anche attraverso apposizione di una clausola penale), le tempistiche di realizzazione (definendo i termini entro cui il committente deve fornire il materiale da inserire sul sito, i tempi e le modalità del collaudo ed il termine entro cui potranno essere segnalati eventuali bug emersi successivamente all’accettazione), il corrispettivo dovuto (stabilendo se, ad esempio, il committente è tenuto a versare un certo importo quale acconto o se il pagamento dovrà essere effettuato al momento della consegna e messa online del sito) e le modalità di pagamento (indicando il canale preferito dalle parti), i diritti d’autore sul sito (precisando se si intendono cedere o meno anche i codici sorgenti) e i diritti di proprietà intellettuale o industriale sui singoli contenuti del sito (immagini, loghi, marchi forniti dal committente o dal fornitore).

    Proprio in ordine ai contenuti, il titolare del sito web deve prestare attenzione alla loro selezione, per evitare che la pubblicazione all’interno delle pagine web possa comportare la violazione diritti di terzi tutelati da normative di settore (quali: legge sul diritto d’autore, codice della proprietà industriale, codice privacy).

    policy digital marketing

    Sempre con riguardo ai contenuti, occorre considerare poi i testi normativi da inserire all’interno del sito.

    Mi riferisco alle informazioni generali obbligatorie (prescritte dai Decreti legislativi 70/2003 e 59/2010, nonché, nel caso in cui il titolare del sito sia una società di capitali, dal codice civile); informazioni che ogni sito web aziendale deve riportare, a prescindere dal fatto che si tratti di un sito vetrina piuttosto che di un e-commerce.

    Ma mi riferisco anche ai termini di utilizzo relativi a determinati servizi nel caso offerti attraverso il sito, alle informazioni sui cookie (tecnici o profilanti, di prima o terze parti), alla policy privacy (contenente le indicazioni in ordine ai dati trattati attraverso il sito) e alle ulteriori informative relative a specifici trattamenti di dati (acquisiti, ad esempio, attraverso moduli di contatto o di iscrizione alla newsletter), alle condizioni di vendita nel caso di eCommerce, al regolamento di un concorso a premi nel caso in cui si intenda svolgere una tale iniziativa attraverso il sito…

    Cosa bisogna considerare per gli e-commerce e i concorsi a premi on line?

    Ebbene, la decisione di avviare tali attività deve essere accompagnata, anche in tal caso, da un’analisi preliminare dei profili normativi, per individuare gli adempimenti da osservare prima dell’inizio delle relative operazioni.

    Nel caso di avvio di una attività di eCommerce si dovranno infatti rispettare tutti gli obblighi fiscali e gli adempimenti burocratici relativi all’inizio di qualsiasi attività di commercio, si dovranno predisporre le condizioni di vendita (avendo cura degli obblighi imposti dal Codice del consumo nel caso di vendita B2C)  e si dovrà prestare attenzione affinché i sistemi tecnici implementati sul sito (relativi, ad esempio, all’acquisto del bene online tramite tasto negoziale o al pagamento), siano compliance rispetto alla normativa di settore applicabile (quale: codice civile e – nel caso di B2C – codice del consumo, nonché – in ordine alle misure di sicurezza – codice privacy e regole che definiscono specifici standard).

    Se si decidesse di avviare sul proprio sito aziendale un concorso a premi – ossia una promessa di premi al pubblico diretta a favorire, nel territorio dello Stato, la conoscenza di prodotti, servizi, ditte, insegne o marchi o la vendita di determinati prodotti o la prestazione di servizi, aventi, comunque, fini anche in parte commerciali – si dovrebbero rispettare le regole imposte dalla disciplina di settore (DPR 430/2001); regole che comportano adempimenti di vario genere (si pensi ad esempio all’obbligo di redazione del regolamento da inviare al Ministero competente unitamente alla comunicazione di inizio attività  e alla necessità di gestire il concorso su sito aziendale o apposita landing page che si appoggi a server siti in Italia).

    social media

    L’attenzione ai profili normativi riguarda anche le piattaforme social.

    Chi vuole essere presente sui canali social con una pagina aziendale deve infatti prestare attenzione a non tenere comportamenti che potrebbero generare responsabilità, anche penali.

    Si pensi, ad esempio alla pubblicazione di contenuti illeciti, alla condivisione di post diffamatori, alla diffusione non autorizzata di dati personali, all’uso illegittimo di marchi altrui, alla pubblicazione di immagini tutelate da proprietà intellettuale

    Pertanto, quando si decide di svolgere attività su tale canale, occorre prestare attenzione e fornire le idonee istruzioni a chi opera, per conto dell’impresa, in modo da evitare danni di immagine, prima ancora che responsabilità civili e/o penali legate ad alcuni comportamenti, cui spesso non viene attribuita invece particolare importanza.

    E tra questi, penso, ad esempio, anche alla condotta – molto diffusa, sebbene illecita – consistente nel pubblicare messaggi promozionali sulla bacheca di utenti iscritti a un determinato social, oppure di inviare messaggi per finalità di marketing all’indirizzo email o altro recapito tratto dall’impresa dal profilo del social network al quale il destinatario è iscritto.

    Ed infatti, sul punto, occorre ricordare, nell’impostare le proprie campagne promozionali, l’art. 130 del codice privacy, in base al quale le comunicazioni per finalità di marketing effettuate, tra gli altri, anche mediante posta elettronica, sms e messaggi di altro tipo è consentito solo con il consenso espresso del destinatario – persona fisica o giuridica (salvo l’ipotesi del soft spam per l’invio di mail nei confronti di clienti per promuovere beni o servizi analoghi a quelli oggetto di vendita e l’ipotesi di invio di messaggi promozionali all’utente che sia diventato fan della pagina di una determinata impresa o società oppure si sia iscritto a un gruppo di follower di un determinato marchio, personaggio, prodotto o servizio, decidendo così di seguirne le relative vicende, novità o commenti).

    Consenso, quello richiesto dall’art. 130 del codice privacy, che dovrà essere richiesto a prescindere dalla fonte da cui si acquisiscono i dati di coloro a cui voler indirizzare comunicazioni promozionali.

    E infatti, se è noto che su un sito web dovranno essere impostati appositi accorgimenti tecnici che consentono di acquisire il consenso al trattamento per finalità di marketing dei dati conferiti dall’utente (si pensi al check box da gestire, ad esempio, in calce al form di iscrizione alla newsletter commerciale di una società) o il consenso all’installazione di cookie profilanti utilizzati dal titolare del sito per l’invio di pubblicità comportamentale (si pensi al tasto da inserire all’interno del banner contenente l’informativa breve sui cookie), spesso si dimentica invece che il medesimo obbligo – di ricevere cioè previa autorizzazione al trattamento dei dati – sussiste anche nel caso in cui l’indirizzo e-mail o il numero di telefono cui inviare un sms o messaggio su WhatsApp siano reperiti on line.

    Infatti, la circostanza che il dato sia facilmente accessibile perché presente in rete, all’interno di un blog o di una pagina social, non legittima il suo libero utilizzo e trattamento per finalità di marketing.

    Si sono indicate, senza alcuna pretesa di esaustività, alcune delle attività che oggi un’impresa può svolgere online e richiamati alcuni dei profili normativi da considerare.

    Infatti solo la consapevolezza dell’esistenza di varie normative cui deve sottostare anche chi vuole essere presente sul web e sui social e della necessità di considerare i profili normativi già nella fase preliminare, nel momento in cui si decide di progettare e avviare un’attività online, consente di operare sfruttando tutti i vantaggi legati ad internet senza violare la legge e senza subire le relative conseguenza negative, in termini di immagine aziendale ma anche di responsabilità di varia natura.

    roberta_rapicavoli

    Questo guest post è stato scritto da Roberta Rapicavoli, avvocato esperto in privacy e diritto informatico e docente del Legal for Digital Marketing.

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