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Oltre Facebook, c’è anche chi ha pensato a un social network per i defunti
Lo hanno ribattezzato "il Facebook della morte", si tratta di un social per commemorare e ricordare i morti e stare vicino a chi è rimasto con rispetto e riserbo
26 Settembre 2018
Everdays: il social dedicato ai morti, per i vivi
Si tratta di Everdays, un social network che permette ai vivi di creare annunci in memoria dei cari che sono mancati e di condividere notizie su di loro con la rete di parenti e amici.Attraverso una fitta rete di partnership con le imprese di onoranze funebri, Everdays permette alle persone di creare uno spazio in cui dare l’annuncio del decesso e condividere con la loro comunità di amici e parenti notizie sul funerale, ricordi della persona defunta, messaggi di cordoglio.https://youtu.be/FsrQLApboqY“A volte veniamo a sapere della morte o della perdita di qualcuno quando è troppo tardi per mostrare il proprio affetto e supporto alla famiglia, nel momento in cui più ne ha bisogno”, ha dichiarato Mark Alhermizi, CEO di Everdays.Il sito e l’app (per ora non disponibile in Italia) usano tecnologie interattive, AI e machine learning per mantenere informata la comunità di persone che potrebbero essere interessate alle notizie relative ad un lutto e permettergli così di partecipare ai funerali o inviare messaggi di cordoglio.
La morte si sa, è un argomento che si tende ad evitare e perciò spesso è difficile capire come comportarsi e trovare le parole giuste per esprimere la propria vicinanza alla famiglia. Il sistema di Everdays risolve anche questo problema: offre supporto per individuare il modo migliore per dare supporto ai parenti e amici del defunto, attraverso un database automatizzato di suggerimenti e consigli.Everdays è progettato in modo da proteggere il network di amici e parenti del defunto dai “troll del dolore”, persone che, senza rispetto, deridono o attaccano il defunto o la sua famiglia. Everdays promette anche di non permettere l’uso di strumenti di analisi di ciò che viene pubblicato nel loro network per scopi pubblicitari o di marketing.Insomma, social sì, ma con il dovuto riserbo e rispetto.








