Facebook lancia la nuova campagna di Natale
I trend che non possiamo perdere di vista quest’anno, secondo Rudy Bandiera e Skande
Come cambia il panorama del digital marketing, tra reputazione online, trend e abitudini degli utenti. Abbiamo intervistato i fondatori di NetPropaganda
1 Febbraio 2018

Rudy Bandiera: “i giovani non usano Facebook”
Rudy, nella tua biografia scrivi “Faccio quello che quelli bravi chiamano ‘storytelling’ su ogni cosa che abbia un valore da raccontare”. Come scegli cosa ha valore raccontare e come definiresti un contenuto di valore?«Ogni cosa ha un intrinseco valore, e penso ogni informazione sia in qualche modo notiziabile. Per capirci: stamattina ho letto una notizia in base alla quale Elon Musk ha venduto 10mila lanciafiamme, attraverso la sua azienda di escavazione tunnel sotterranei che si chiama The Boring Company. Cosa dovremmo pensare di una notizia del genere? È figo perché vende lanciafiamme, perché è un troll, è simpatico, è pericoloso?»«Ho pensato che, siccome viviamo in un mondo di simboli, e il lanciafiamme è un simbolo che rappresenta “brucio le persone, brucio le case, e quindi la guerra”, ridicolizzare, banalizzare un oggetto così simbolicamente potente e venderlo, pur dicendo che serve per abbrustolire noccioline, non è accettabile da un punto di vista comunicativo. Quindi, un fatto diventa una notizia, basta estrapolarne dall’interno delle parti che possano essere eticamente, curiosamente o da un punto di vista dell’utilità, interessanti per l’eventuale lettore. Farsi un’idea su qualcosa in cui necessariamente non c’è un’idea».«L’esempio che faccio sempre è questo: perché non leggiamo le notizie sull’Ansa, e andiamo a leggerle sul Manifesto, sull’Unità, sul Corriere della Sera, etc? Perché vogliamo che le notizie vengano interpretate, perché un fatto non è una notizia. Noi siamo interessati alle notizie, non ai fatti. E questo vale per tutto. Se io racconto “la mia azienda è stata fondata nell’anno 1946 da mio padre e oggi fattura 5 milioni”, è un fatto. Ma ciò che interessa è come mio padre è arrivato a costruirla, cosa faceva quando stava fino alle dieci di sera a montare tubi. Bisogna tirare fuori la parte valoriale delle notizie, che sia positiva o negativa, ma che comunque va interpretata».Tre consigli per mettere in pratica la digital transformation all’interno di un’azienda…«Un’azienda dovrebbe partire dall’atto di “aprire gli occhi”, che potrebbe sembrare di una banalità estrema. Di lavoro faccio formazione e giro per l’Italia cercando di passare dei concetti. In questo momento lo sto facendo per una casa automobilistica, e sto girando le concessionarie più grandi d’Italia. I proprietari che incontro, o chi si occupa di gestire l’azienda, spesso hanno questo concetto in testa: il mondo digital, il mondo dei social è interessante, ma io devo vendere macchine. C’è una divisione netta tra “devo vendere macchine” e il mondo digital, come se le due cose non potessero essere correlate».«Se le aziende non sono in grado di capire che le macchine tra cinque o dieci anni non le venderanno più come oggi, chiuderanno. Quindi A, aprire gli occhi. B, cercare di consapevolizzare. Noi dobbiamo essere in grado di passare questa apertura mentale a tutti all’interno dell’azienda. Se non ci crediamo tutti, in sostanza, non andiamo da nessuna parte. E la terza cosa è cercare di capire che vita reale e digitale sono fuse. E il concetto di “a me questo mondo piace ma preferisco incontrare le persone e stringergli la mano” è una cagata colossale, perché i social servono per incontrarsi, sono un mezzo per raggiungere un fine che può essere incontrarsi, vendere l’auto o qualunque prodotto tu abbia, quindi è ovvio che ogni cosa che pensiamo, diciamo, scriviamo, ha ricaduta nel mondo reale, di branding e d’immagine».Digital trend e abitudini degli utenti. Quali cambiamenti ti aspetti di vedere in questo 2018?«Secondo me c’è un allontanamento da Facebook. Il motivo è semplice, e Zuckerberg con il cambio di algoritmo lo ha anticipato: le persone si sono stancate di vedere messaggi pubblicitari, o dell’autopromozione; hanno bisogno di utilità o divertimento. Tutto il resto, è merda. Forse più che allontanamento, la parola corretta è disaffezione. I giovani già adesso non lo usano più o si sono connessi a Facebook solo in quanto standard che gli permette di accedere a Instagram. Vedo una esplosione di LinkedIn, sia algoritmica che di numeri, ma questo crescere lo porta a facebookizzarsi, e forse sta perdendo il suo valore iniziale, ma funziona tantissimo.Mentre, in ottica digital, secondo me, Twitter rimane un’incognita che continuo a tenere monitorata. Se parliamo di giovani, Whatsapp, Instagram e YouTube sono il loro mantra. In Silicon Valley c’è un detto che dice “Se vuoi vedere il futuro, parla con un sedicenne”. Da un punto di vista tech, vedo sempre di più il telefono come centro di ogni cosa. Quando ho comprato il mio telefono, ho comprato anche un dex. Quando arrivo in ufficio, infilo il telefono nel dex e diventa il mio computer. Quindi puoi fare tutto quello che fai con un computer, senza un computer. Ad esempio, è inutile comprare un termostato installato con dei bottoni quando hai una app che lo gestisce. Il cellulare diventerà “iper-accentratore”, ed eliminerà una serie di gadget che ci rubano tempo attraverso persone che entrano nella nostra vita, e che non vogliamo. Spero ci sia un allontanamento da tutto quello che è interruzione e ci toglie tempo. Il tempo è nostro».








