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Starbucks corre ai ripari dopo le accuse di razzismo
Dopo l'arresto di due ragazzi di colore all'interno di un negozio Starbucks, la caffetteria più famosa al mondo corre ai ripari
30 Aprile 2018
Starbucks e l’episodio di Philadelfia
Come mai adesso il nome di Starbucks viene associato a un episodio di razzismo? La questione risale al 19 aprile, quando, a Philadelphia, un dipendente di Starbucks aveva fatto arrestare due ragazzi di colore. Qual era il crimine commesso? Aver usufruito dei servizi della caffetteria e voler uscire senza consumare nulla.
L’accaduto aveva suscitato l’indignazione della comunità, aggregando manipoli di protesta davanti ala caffetteria, che hanno costretto il CEO di Starbucks a prendere un importante provvedimento: il 29 aprile, oltre 8 mila caffetterie in tutti gli Stati Uniti rimarranno chiuse per consentire ai 175 mila dipendenti a prendere parte a un corso anti-razzismo.
I precedenti di Starbucks: #racetogether
Già nel 2015, il brand americano aveva lanciato una sfida ambiziosa ai conservatori USA (con #racetogether) per incoraggiare la conversazione su una tematica, ancora molto delicata: quella sulle diversità culturali e razziali. L’iniziativa è stata, da un lato, vissuta come un’opportunità per la comunità di confrontarsi su un argomento controverso, portandolo davvero tra la gente e non relegandolo nei salotti della politica e ai dibattiti televisivi.
Dall’altro lato, quella che a prima vista era sembrata un’iniziativa lodevole, si è poi dimostrata un’arma a doppio taglio: diverse persone concepiscono, infatti, la chiacchierata davanti a un caffè come un momento di svago, dedicato a conversazioni più leggere. Come se, affrontare questi temi in caffetteria, potesse sminuirne l’importanza.







