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Data scientist: 4 miti da sfatare su uno dei mestieri del secolo
Un data scientist non è un supereroe ma un detective dei numeri, di cui si dicono tante cose, ma che alla fine non sono vere. Non del tutto
1 Febbraio 2018
1. Un data scientist non è un super nerd
Un data scientist è una figura a metà fra l’IT ed il business, una figura che mette in connessione due mondi molto diversi che troppo spesso fanno fatica a comprendersi. Un data scientist scrive codice ma non è uno sviluppatore, un data scientist riesce a parlare con il top management calandone la visione di business in obiettivi numerici concreti e sa calare tali richieste sui sistemi ICT.2. “Nessuno può mettere un data scientist in un angolo”
Data la natura professionale ibrida di un data scientist ad oggi è ancora difficile inquadrarli negli schemi di un’organizzazione tradizionale, inoltre un data scientist sa benissimo che le scoperte più interessanti nascono dalle hidden connections e dunque dall’unione di dati diversi, di conseguenza fatica ad entrare nelle logiche delle faide interne fra dipartimenti per il “possesso dell’informazione”. Un data scientist crede religiosamente negli open data e per creare vero valore dovrebbe avere accesso ad un data lake in cui confluiscono tutti i dati contenuti nei vari database dipartimentali. Potenzialmente un’organizzazione smart dovrebbe avere data scientist su più tavoli e su multipli progetti da cui possono nascere sinergie incrociando informazioni e dati. Mi fanno tanto sorridere invece quelle società che oggi assumono data scientist presi dalla foga del momento (come se fossero un accessorio alla moda) e poi li tengono lontani dai dati, dai sistemi IT e dalle informazioni strategiche, che li assumono insomma e poi “li tengono in un angolo” perché non sanno bene come sfruttarli o cosa fargli fare.3. Background rivalry? Meglio puntare sulla diversity!
Qual è il background di studi ottimale che dovrebbe avere un data scientist? Fra le varie scuole di pensiero la corrente prevalente ritiene che i migliori data scientist siano fisici e matematici, preferibilmente con un PhD alle spalle, seguiti in seconda battuta da ingegneri ed economisti (con una preferenza per chi si è specializzato in finanza o in econometria). La realtà però è che non tutti questi specialisti riescano a calarsi perfettamente nelle logiche di business, che invece un data scientist deve essere in grado di comprendere a 360°.La molteplicità dei processi che un data scientist deve maneggiare di certo non aiuta nel definirne le conoscenze core: dalla scelta dei dati (ed in alcuni casi dalla data entry) alla manipolazione degli stessi, dalla data discovery all’implementazione dei modelli e degli algoritmi, sino alla comunicazione degli insights più rilevanti ai manager. Ecco perché la strategia vincente (che alcune aziende stanno già adottando e che ho avuto modo di appurare anche con la mia esperienza) consiste nel creare un pool di DS con diversi background e diverse skill chiave: da chi “mastica” con scioltezza ogni linguaggio, a chi conosce in profondità le differenze e i punti di forza di ogni modello statistico, da una random forest ad una rete neurale, a chi invece primeggia nella data visualization e nella creazione di dashboard dinamiche. Ovviamente la diversity più efficace è anche diversity di genere.








