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Se usi questi hashtag, rischi di mettere in pericolo i tuoi bambini
La presenza online di foto e video di bambini dovrebbe essere continuamente monitorata, a partire dal comportamento dei genitori
3 Maggio 2018
Le foto, inoltre, molto spesso vengono modificate digitalmente per renderle ancora più appetibili e quindi incrementarne il costo e il valore.LEGGI ANCHE: La legge protegge la privacy dei minori sui social, anche dai comportamenti dei genitori indisciplinatiLa polizia non è sempre in grado di capirne la provenienza, geolocalizzare il materiale che viene ritrovato e dirti se le foto dei tuoi bambini sono incluse in materiale online che viene usato in maniera impropria. A causa della possibilità di mascherare gli indirizzi IP e gli account con server oltreoceano e false identità, non è sempre possibile collegare i proprietari a queste foto. Esistono anche siti dedicati ad insegnare ai predatori online come coprire le loro tracce e quali trucchi usare per non essere scoperti. Una foto di tuo figlio potrebbe far parte del materiale che viene scambiato all’interno delle cerchie che vengono scoperte dalla polizia e tu potresti non saperlo mai.Questa mappa illustra i luoghi in cui materiale pedopornografico viene scaricato, comprato e venduto. L’area geografica dove si consumano maggiori reati in questo ambito è l’Europa.
La vita online dei bambini non è nostra
All’età di 2 anni, il 90% dei bambini ha già una presenza consistente sui social media. E questo è esattamente il motivo per cui Child Rescue Coalition – un’organizzazione senza scopo di lucro che lavora con le forze dell’ordine per rintracciare, arrestare e perseguire i predatori dei bambini – ha lanciato una nuova campagna per educare i genitori ed evitare che essi sovraespongano i propri figli online.“Mentre i genitori pubblicano ingenuamente foto intime e dettagli privati delle vite dei bambini sui social media, non hanno idea di quanto facilmente queste immagini possano essere salvate e scaricate da predatori e trasgressori sessuali, che possono manipolarle, utilizzarle impropriamente e ripubblicarle su altri siti”, spiega David D’Angelo, presidente di Child Rescue Coalition. “Il risultato finale potrebbe essere una generazione di bambini che crescono e trovano online moltissimo delle loro vite private. E questo è davvero pericoloso.”Secondo la ricerca della sua agenzia, i genitori pubblicano in media 1.500 foto del proprio bambino prima ancora che abbia compiuto cinque anni. Il termine “sharenting” (crasi di parenting+ share, n.d.a.) è stato coniato ed usato proprio per descrivere quei genitori che sentono il bisogno di condividere quasi ogni passo della vita dei loro figli sui social media, senza, naturalmente, che i bambini possano avere nessun tipo di consenso o parte attiva in questa attività.Questa può non essere esattamente la notizia del secolo e potrebbe non spingerli a cambiare idea, ma quello su cui dobbiamo attentamente riflettere è che esiste un modo in cui i genitori danno il via libera ai predatori. E permettono loro di reperire le immagini ancor più facilmente. Quando si aggiungono hashtag come #BathTime, #ToiletTraining, #PottyTraining, #NakedKids, si collega quella specifica foto ad un termine ricercabile. Ricercabile anche e soprattutto dai pedofili. Gli autori di reati sessuali possono facilmente digitare “#pottytraining” nella barra di ricerca su Instagram o altri social media ed essere accolti da immagini di bambini piccoli in momenti estremamente privati della loro esistenza.L’abbiamo fatto anche noi ed il risultato è davvero preoccupante: migliaia di foto pubbliche che possono essere visualizzate tramite gli hashtag citati.Se non riesci ancora a intravederne il pericolo perché ti sembrano semplici momenti di vita o ricordi teneri e simpatici, prova a rispondere a queste semplici domande prima di postare online una foto di tuo figlio:- Perché sto condividendo questa foto?
- Mi piacerebbe che qualcuno postasse una foto che mi ritrae in questa situazione?
- Mi piacerebbe che i predatori sessuali vedessero e scaricassero questa foto dal web o dal dark web?
- Voglio che questa immagine faccia parte della vita digitale di mio figlio?
La campagna Kids for Privacy
Chid Rescue Coalition ha lanciato la campagna KIDS FOR PRIVACY, con cui invita i genitori ad associare gli hashtag incriminati a foto dei propri figli che mostrano cartelli disegnati e colorati con il claim della campagna, nascondendone i volti. “Privacy, please” ha l’obiettivo di infastidire e scoraggiare i predatori e rendere consapevoli altri genitori dei gravi pericoli che possono incorrere pubblicando foto dei loro bambini nudi o in momenti che devono necessariamente rimanere entro le pareti domestiche.Ma i genitori non devono diffidare dal postare soltanto le immagini dei loro bambini che li raffigurano senza vestiti. Le foto possono essere alterate o modificate in modo da far comparire i bambini in altre situazioni. Ad esempio, davanti ad un uomo in stato di eccitazione sessuale. Oppure, inserendo commenti osceni.L’immagine dei nostri figli, insomma, può diventare facilmente un meme ricorrente nelle cerchie dei pedofili.
Se questo ancora non fosse abbastanza, facciamoci ancora una domanda prima di postare la prossima foto: “Questa immagine potrà offendere o far vergognare mio figlio durante la sua crescita o la sua adolescenza?”. Non dimentichiamolo: “È nostro figlio, ma è la sua privacy”.







