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La Germania vuole una “tassa minima” sui guadagni di Google e le altre big
Lo ha già dimostrato con l'introduzione del GDPR: l'Unione Europea vuole imporre le proprie regole ai giganti della tecnologia mondiale
23 Ottobre 2018
L’ultimo intervento è del ministro delle finanze tedesco, Olaf Scholz, che in un articolo ha sollecitato un approccio condiviso per prevenire l’evasione fiscale dai parti dei grandi player del settore tecnologico.Cosa vuole la Germania
“Abbiamo bisogno di un livello minimo di tassazione mondiale al di sotto del quale nessuno stato possa scendere”, ha scritto Scholz, aggiungendo che sarebbe necessario prevedere ulteriori misure per rendere più difficile trasferire i profitti in paradisi fiscali.Reuters riferisce che la Germania starebbe valutando questa soluzione insieme alla Francia, assicurando che i due principali attori della politica economica europea siano già d’accordo su questa linea.
Solo un mese fa, Scholz era stato più cauto su un eventuale prelievo del 3% sulle entrate digitali di grandi aziende come Google e Facebook, probabilmente temendo una guerra commerciale che avrebbe avuto un impatto negativo sull’esportazioni di automobili nel continente americano delle case automobilistiche tedesche.Sembra però, che ora il dibattito sia di nuovo aperto.L’Irlanda non vuole la tassa
Non sorprende affatto che uno dei principali oppositori all’idea della tassazione minima sia l’Irlanda, che in conseguenza dell’accordo vedrebbe le sue entrate diminuire notevolmente. Ospita, infatti, le sedi europee di molte delle maggiori società tecnologiche del mondo, grazie a un regime fiscale particolarmente favorevole.
Gli Irlandesi temono inoltre che la mossa a sorpresa potrebbe soffocare l’innovazione tecnologica e, come la Germania, è preoccupata delle possibili ripercussioni commerciali.Con il sostegno dei ministri delle finanze dei membri più influenti dell’UE, Francia e Germania, sembra probabile che entro la fine dell’anno si raggiungerà un compromesso sulla nuova tassa sulle tecnologie, nonostante le preoccupazioni di alcuni Stati membri.







