Super Bowl, cambia il trend degli spot: più bambini, meno animali
Design con i dati, cioè progettare seguendo variabili quantitative ma anche qualitative
Le storie che ci racconterebbero i dati, se sapessimo leggerli e interpretarli
31 Maggio 2018
E prima che ve lo chiediate: ha ovviamente ancora più senso parlarne ora, in pieno Tsunami-GDPR. D’altra parte dal 25 maggio nessuno ha cancellato il proprio account su Facebook, Instagram, nè ha smesso di usare Google per fare ricerche.Dati quantitativi
Se avete frequentato ambiti legati alle startup e all’innovazione, avrete sentito citare più volte in vari ambiti che “Without data you’re just another person with an opinion” — W. Edwards DemingOvvero: prima portami dei dati che comprovino la tua assunzione, poi possiamo ragionare.Un paio di esempi
Tinker Hatfield, Lead Designer di prodotto per Nike, a metà anni ottanta cominciò a utilizzare dati fisici e cinetici per progettare le scarpe di alcuni atleti (un nome su tutti? Michael Jordan).
Ma non solo: a fine 2016, Dropbox ha pubblicato un articolo in cui spiega come abbiano in effetti usato dati quantitativi, inclusi dati di traffico e ricerche aggregate – tramite Google Trends, per esempio – per decidere come scegliere le proprie etichette di navigazione. Si scrive “Log in, Login o Sign in?” “Vediamo come si aspettano di trovarlo le persone”, si sono chiesti.
Sensato, no? Spesso, però bisogna fare attenzione.Nella più classica della letterature su Data Driven Design in ambito digitale si fa spesso riferimento all’uso di metriche legate alle performance di un prodotto digitale: numero di visitatori unici, tempo di durata di una sessione, numero di pagine viste, bounce rate.In generale, quando si pensa ai dati, si pensa automaticamente ai dati quantitativi.Che sono sì fondamentali, ma non sufficienti.
Intanto i dati quantitativi non raccontano da soli una storia, non sono autoevidenti, anzi possono essere molto arbitrari.Basti pensare ai dati macroeconomici che arrivano alle nostre orecchie durante un telegiornale: sono ampiamente interpretati e interpretabili.
Se dicessero: la disoccupazione quest’anno è scesa di 3 punti rispetto l’anno scorso, sembrerebbe una buona notizia. Ma se aggiungessero, ad esempio, che due anni fa invece era 10 punti più bassa, la storia che raccontano cambierebbe – con il solo intervallo di osservazione.







