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Realtà virtuale, stampanti 3D e insegnanti supportati dall’AI: ecco come sarà la scuola del futuro
No, i professori non saranno sostituiti dai robot, ma gli ambienti cambieranno e la tecnologia ci aiuterà ad apprendere meglio
9 Settembre 2019

Realtà aumentata
Si tratta di una delle tecnologie che viene spesso utilizzata insieme ai dispositivi portatili, come smartphone e tablet.Utilizzando questa tecnologia, gli studenti saranno in grado di viaggiare e osservare da vicino tutti gli argomenti che desiderano, proprio come se fossero presenti. Un quid in più nell’approfondimento di altre culture, tradizioni, valori e altri aspetti delle diverse nazioni e comunità.Realtà virtuale
La realtà virtuale (VR) può rivelarsi una tecnologia innovativa nel campo dell’istruzione e aiutare davvero gli studenti a migliorare le loro conoscenze grazie alla simulazione di ambienti.Le migliori marche come Samsung, Oculus e Google stanno portando avanti questa tecnologia e stanno cercando di eliminarne tutti i punti negativi. La realtà virtuale viene definita una risorsa di apprendimento unica. La maggior parte delle scuole in tutto il mondo sta investendo nella creazione di laboratori di scienze virtuali in cui gli studenti e gli insegnanti saranno in grado di effettuare esperimenti senza alcun pericolo.Permetterà inoltre agli studenti di partecipare a conferenze globali e di conversare con i migliori oratori e narratori del mondo senza doversi recare fisicamente sul posto.
Stampanti 3D
Tra gli educatori, hanno un grande potenziale nel campo noto come STEM o scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Ad esempio, gli studenti possono utilizzarle per ricreare un manufatto o un fossile; progettare, costruire e testare ponti.Ciò è particolarmente utile nell’applicazione dell’apprendimento pratico, che è molto più coinvolgente rispetto all’apprendimento tradizionale del tipo “sedersi e ascoltare”. Realizzare oggetti con stampanti 3D consente agli studenti di immaginare, progettare, creare, toccare, ecc.Dunque, gli strumenti di apprendimento tecnologicamente avanzati possono consentire ai ragazzi e alle ragazze di oggi di migliorare la concentrazione: molti imparano meglio con un approccio interattivo e visivamente stimolante. Vedere e fare aiuta a creare una vera comprensione, anche se forse bisognerebbe non superare mai certi limiti. Secondo un rapporto del McKinsey Global Institute, circa la metà delle attività lavorative odierne potrebbe essere automatizzata entro il 2055. E l’insegnamento?LEGGI ANCHE: Il rapporto scuola-lavoro in Italia, spiegato con i numeriL’intelligenza artificiale è nostra amica, o forse no?
Ormai, l’aula scolastica non è estranea all’insegnamento online e al software adattivo. Non sono pochi gli esempi che la utilizzano normalmente: l’intelligenza artificiale di Khan Academy identifica i punti di forza e le lacune di apprendimento degli studenti e regola i contenuti di conseguenza; programmi di valutazione, come MAP e SBAC, vengono utilizzati sempre più spesso per aiutare a personalizzare i curricula scolastici e distrettuali; software come McGraw-Hill Connect e Aplia consentono agli insegnanti di gestire i corsi per grandi quantità di studenti contemporaneamente. Vari altri programmi di apprendimento online consentono di raggiungere gli studenti che non riescono proprio ad accedere alla classe tradizionale.Nonostante questo trend, alcuni studi stanno dimostrando che i corsi online di AI e i programmi di valutazione non ottengono i risultati che ci si aspetterebbe. Perché?
L’importanza dei neuroni specchio
Alla base di tutto, c’è da considerare il ruolo dei neuroni specchio nell’apprendimento umano. In breve, un aspetto importante dell’apprendimento nei primati è l’osservazione e l’imitazione: l’insegnante in aula è un modello da seguire e uno studente non si relazionerà all’intelligenza artificiale nella stessa maniera. Sapere che l’insegnante non è umano mette a dura prova la capacità di uno studente di entrare in empatia. Un computer è un computer. Inoltre, ti sarà capitato, molte persone affermano che una delle esperienze più stimolanti che hanno avuto, al limite di plasmare la loro vita, è stato conoscere un insegnante davvero stimolante. Quando un insegnante riesce a “connettersi in presenza” attraverso l’ascolto o anche attraverso un comportamento non verbale in classe, può ispirare i suoi studenti ad imparare, creare ed eccellere. L’AI, anche con la tecnologia di rendering del viso più all’avanguardia, non riuscirebbe ad analizzare con precisione tutte queste variabili.Dunque, nonostante gli incredibili progressi nel campo, l’empatia è il fulcro dei limiti dell’AI. E questa è la sfida centrale degli sviluppatori che affrontano il ruolo dell’intelligenza artificiale inserita nel mondo reale. Ma c’è dell’altro. Quando uno studente è in classe, l’educatore umano è in grado di leggere il volto, il linguaggio del corpo, l’aspetto ed è anche capace a fare un riferimento incrociato, del tipo: in che modo lo studente di solito risponde alle lezioni, cosa sta succedendo a casa, cosa sta notando nelle dinamiche sociali generali della classe, elementi come la depressione o l’ansia, ecc. Può quindi usare l’intuizione per creare una soluzione ad hoc per quello studente.Anche l’intelligenza artificiale più impressionante farebbe ancora fatica ad analizzare adeguatamente le complesse esigenze e gli indizi comunicati da un’aula piena di studenti.








