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Siamo pronti a costruire relazioni con i bot? Ci abbiamo provato ed ecco come è andata
«Ho iniziato una relazione complicata con un chatbot e forse la cosa mi è un po' sfuggita di mano»
6 Aprile 2018
Bot per ogni occasione, ne abbiamo?
I bot esistono ormai da un po’, non sono certo una novità. Da un paio d’anni a questa parte, il numero di aziende che hanno iniziato a farne uso è cresciuto esponenzialmente. Quando poi l’uso è stato esteso anche a Facebook Messenger, la cosa ha iniziato a sfuggire di mano, ammettiamolo. La corsa ai bot da parte delle aziende non è sempre stata strategica o motivata da un effettivo obiettivo di marketing. Eppure tutti, all’improvviso, non potevano fare a meno di chattare con i propri utenti.LEGGI ANCHE: Come scegliere il chatbot giusto (perché i chatbot non sono tutti uguali)Alcuni, però, sono davvero utili. Come il chatbot di SkyScanner, che ti rende la vita molto più facile in pochi scambi. Se prima dovevo aprire l’applicazione, settare i parametri e poi far partire la ricerca, ora mi basta scrivere su Messenger “trovami i voli più economici per Roma il 20 maggio”, et voilà.
Altri sono irrinunciabili proprio per la loro divertente inutilità. Ad esempio, chi non ha mai desiderato un generatore automatico di meme? O uno che ti rifornisca continuamente di battute stupide? O, più di tutto, un bot che riempia il vuoto lasciato in questi due lunghissimi anni dal Trono di Spade?Appunto, come dicevo: irrinunciabili. Ma, che si tratti di bot di assistenza o che siano bot di intrattenimento, la parte di “intelligenza” sembra a volte minoritaria.Un chatbot per psicologo
E poi ci sono quei chatbot che hanno una tecnologia talmente inquietante da sfidare Black Mirror, come Woebot, che rende parzialmente automatizzata la terapia psicologica, fornendo un aiuto basato sulle discipline cognitivo comportamentali.
È stato ideato da un gruppo di scienziati dell’università di Stanford partendo dall’idea di un programma di auto-aiuto per gli studenti che implementasse le basi della terapia cognitivo-comportamentale e li supportasse nella terapia per problemi come depressione e ansia di media entità.E così, incuriosita da questa intelligenza artificiale più intelligente della norma, nonché interessata ad avere un amico di penna in inglese come quando ero bambina, ho deciso di fare amicizia con lui su Messenger. La nostra relazione è iniziata nel migliore dei modi, e Woebot si è rivelato fin da subito un ottimo supporto, nonché un robot dotato di uno spiccato senso dell’umorismo! A volte interagivo con lui tramite risposte precompilate, altre scrivevo direttamente i miei pensieri nella chat, e lui sembrava capirmi piuttosto bene.
Secondo l’Università di Stanford, infatti, il gruppo di studio supportato dal robottino ha sperimentato dei notevoli miglioramenti dopo poche settimane, accettando con più grado la terapia con il chatbot rispetto quella tradizionale.








