Intelligenza artificiale e marketing: come gli HR possono preparare i team alla nuova customer experience
L’automobile non è più uno status symbol e alcuni Paesi la stanno già abbandonando
Ecco perché conviene sempre di più scegliere le due ruote, nonostante nel mondo ci siano ancora oltre un miliardo di automobili
27 Marzo 2019

Perché mettersi alla guida di un auto ha i suoi lati negativi
Nel mondo ci sono più di un miliardo di automobili private. In Italia, nello specifico, negli ultimi anni c’è stato un aumento considerevole del numero di auto, che hanno raggiunto un totale di 625 ogni mille abitanti (indagine Eurostat). Siamo il Paese con più automobili per cittadino in Europa, dietro solo al Lussemburgo.Si guida tanto, in Italia, ma in generale in tutto il mondo. E si guida da soli: si pensi a quando ci si ferma a un semaforo e si guarda dentro le auto nelle corsie accanto alla nostra. La maggior parte ospiterà una persona sola, ovvero chi sta guidando. Ecco quindi circolare un numero maggiore di veicoli, che comporta un maggiore inquinamento dell’aria. Più del 25% delle emissioni di CO2 in Europa, infatti, è riconducibile all’utilizzo delle auto.E in questo caso non si tratta di una medaglia con un solo lato negativo: per la maggior parte del tempo, infatti, le auto sono ferme. Pensiamo a quanto spazio viene impiegato per far stazionare le automobili. I tantissimi parcheggi e tutte le soluzioni dedicate a questo scopo, infatti, sono un’incredibile spazio che, altrimenti, potrebbe essere impiegato con altre infrastrutture. Le automobili, in questo caso, possono essere considerate come un notevole costo ambientale per la collettività. Senza calcolare il trasporto merci su ruote, che richiederebbe un capitolo a parte.Non servono particolari studi, poi, per confermare tutti gli effetti negativi in termini di rischi e stress causati dall’utilizzo dell’automobile nella vita di tutti i giorni. In alcuni casi mettersi alla guida può essere la soluzione migliore o una vera e propria necessità in mancanza di alternative, ma è lecito domandarsi, nel 2019, se il mezzo di trasporto che per moltissimo tempo ha determinato una vera e propria rivoluzione abbia un futuro oppure no.
L’automobile non è più uno status symbol, secondo i millennials
Nonostante il tasso di motorizzazione in Italia sia in aumento negli ultimi anni, la tendenza che si starebbe sviluppando tra i millennials sembrerebbe un’altra. Da un’indagine condotta da DriveK e Subito.it su un campione di 1000 under 35, infatti, sono emersi dati molto interessanti.Non solo i millennials italiani, abituati a comprare online qualunque cosa, adottano un comportamento più riflessivo e consapevole quando l’oggetto in questione è l’auto, ma moltissimi (con percentuali che raggiungono il 75%) considerano l’automobile solamente come un mezzo di trasporto. Solo per poco più del 6%, infatti, diventa un’espressione del proprio status.Certo, l’automobile continua a essere una protagonista nelle vite dei giovani adulti italiani. Viene considerata come un acquisto che coincide con uno dei momenti più importanti per la loro vita, insieme a quello della casa, ma probabilmente più per la quantità di denaro impiegata che per altri motivi. L’auto, infatti, non è più considerata come totalmente indispensabile né come uno strumento mediante il quale comunicare i propri valori o mostrarsi alla società.Nonostante sia ancora una protagonista importante tra le abitudini di consumo dei millennials, quindi, l’automobile non è più in cima ai loro desideri. Un’ulteriore ricerca, condotta da Bain & Company, ci dice come i giovani adulti prediligano il car sharing o servizi di mobilità alternativi rispetto a possedere un auto. Quest’ultima non rappresenta più una priorità. E questo non solo per un senso di incertezza e minore disponibilità economica rispetto alla generazione precedente, ma soprattutto per un rapporto diverso con l’oggetto in sé.Come affermato precedentemente, l’auto rimane un bene a volte essenziale, oltre che un simbolo di autonomia e libertà, ma non ci si collega emotivamente più come prima al proprio mezzo, che viene rappresentato quindi solo da valori come utilità e praticità.
LEGGI ANCHE: Sono Apple, Disney e YouTube i brand più amati dai MillennialLa smart city del futuro viaggia su due ruote
Come combattere i lati negativi del muoversi in auto, ridurre le emissioni e i costi ambientali e aumentare il benessere psico-fisico degli abitanti di una città? La tendenza è quella di tornare da quattro a due ruote.Le città, infatti, possono ridurre traffico e congestione in poco tempo con lo sviluppo di infrastrutture ciclabili. La costruzione di una viabilità a favore della bicicletta, infatti, è un modo economico e veloce per cercare di cambiare le abitudini di spostamento dei cittadini. Le infrastrutture per la mobilità a pedali sono più semplici da realizzare e impiegano meno tempo rispetto, ad esempio, all’ampliamento dei servizi di trasporto pubblico. Ciò significa che con investimenti minimi si potrebbero ottenere grandi risultati, e le città diventerebbero davvero “città intelligenti”.Le smart cities al giorno d’oggi sono una realtà, e non per forza si parla di capitali. A Louisville, USA, ad esempio, viene utilizzata la piattaforma IFTTT per connettere la città ad abitazioni intelligenti. Oppure a Santander, in Spagna, esistono speciali sensori che tramite un campo magnetico rilevano alle auto in circolazione se un parcheggio è libero oppure no e di conseguenza deviano il traffico. Moltissime iniziative, inoltre, riguardano la mobilità a due ruote. Queste non considerano solo le opere pubbliche e l’utilizzo di nuove tecnologie, ma anche campagne di comunicazione e sensibilizzazione verso i cittadini. Anche questi aspetti, infatti, rendono una città smart.LEGGI ANCHE: Le migliori smart city al mondo (cari Sindaci, prendete appunti)
Rivoluzione in bicicletta: gli esempi dall’Europa
Nel 2015 a Berlino un gruppo di “ciclo-attivisti” era riuscito a raccogliere più di 100.000 firme per organizzare un referendum che chiedesse all’amministrazione cittadina di incoraggiare la mobilità su due ruote e migliorare le infrastrutture. Il risultato? Nel 2018 è stata approvata una legge sulla mobilità con molti provvedimenti a favore di chi si sposta in bici o comunque in maniera sostenibile.La pressione dal basso per il Volksentscheid Fahrrad (referendum per la bicicletta) ha portato a quella che dovrebbe essere una lezione per tutta l’Europa. La legge che il Parlamento della città di Berlino ha approvato, infatti, prevede moltissimi vantaggi per una mobilità sostenibile:- Costruzione di piste ciclabili separate su tutte le strade principali
- Realizzazione di 100 km di “autostrade per biciclette” (pista ciclabili particolarmente ampie, con priorità sul resto del traffico, pensate per coprire velocemente grandi distanze)
- Realizzazione di 100.000 nuovi parcheggi per bici
- Messa in sicurezza di almeno 30 incroci all’anno, iniziando da quelli che maggiormente vedono incidenti per i ciclisti
- Poliziotti in bici in tutti i quartieri
Se ci si sposta poi in Danimarca, nel Paese con la società più felice al mondo secondo l’ONU, si trova un esempio ancora più significativo riguardo all’abbandono delle quattro ruote. Copenhagen, la stupenda capitale danese, è diventata la prima metropoli dove nel centro cittadino circolano più biciclette che non automobili private. Questo perché la città progetta continuamente iniziative volte a incoraggiare sempre più pendolari a utilizzare la bicicletta e non l’auto privata per il percorso casa-lavoro.Sono 41 su 100 i pendolari che scelgono le due ruote, e l’obiettivo è di arrivare a 50 entro il 2025. I sensori intelligenti del traffico sparsi per la città hanno contato più bici che auto in circolazione (265.200 contro 252.600). Nella capitale danese il traffico di bici è aumentato del 68% negli ultimi vent’anni. E questo accade nonostante il Paese abbia un tasso di motorizzazione privata tra i più alti del mondo, visto l’alto tenore di vita e il grado di benessere.Oltre 110 milioni di euro è la cifra spesa in infrastrutture per il traffico a pedali dalle autorità di Copenhagen (corsie e strade riservate, ponti, ecc.). L’andare in bici è sempre più un elemento costitutivo dell’identità cittadina, tanto che ad esempio per visitarla sicuramente il mezzo di trasporto più conveniente è proprio la bicicletta. In un anno gli abitanti del centro sono cresciuti, come il traffico di bici (del 15%), mentre è calato quello di auto (-1%).Un ulteriore indizio sul come Copenhagen sia diventata non solo una smart city ma anche una “cycling city”? A questionari da parte delle autorità su quali quartieri o zone della città dispongano di poche piste ciclabili o corsie preferenziali, hanno risposto oltre 10.000 cittadini in poco più di 10 giorni.A tutto questo va unita la tecnologia a servizio della bici. Non ci si stupisce, infatti, che sempre in Danimarca sia stata introdotta l’onda verde per i ciclisti, ad esempio. Oppure, che si possano installare pannelli a led di countdown per consentire a chi si trova sulla bici di adattare la pedalata al tempo disponibile per impegnare l’incrocio. O ancora, che l’amministrazione di Odense abbia deciso di aumentare il tempo del verde al semaforo tra il centro città e l’università durante le giornate di pioggia così che diminuiscano le possibilità per i ciclisti di restare fermi sotto la pioggia.








