La pubblicità su ChatGPT parte dai brand e lascia indietro le agenzie
10 Febbraio 2026 - 6 minuti
19 Giugno 2018
In contesti differenti raramente i brand accetterebbero questo tipo di condizioni di vendita: grandi marchi soprattutto del mondo del lusso nei normali showroom permettono ai retailer di acquistare la merce e di pagarla e quindi possederla già prima di una vendita effettiva. Una vendita in conto deposito non verrebbe proprio menzionata da entrambe le parti.Da un punto di vista economico in realtà la cosa ha un senso: i brand potrebbero perdere molte entrate cedendo i propri stock a negozi, online o offline, magari incapaci di venderli. Ma è anche difficile garantire che una piattaforma di eCommerce presenti un marchio al meglio quando non hanno pagato nulla e hanno investito poco per il proprio successo. Non vi è alcuna certezza che la piattaforma supporti il brand come nel caso in cui possedesse fisicamente i prodotti.
Nel caso di Elleshop c’è anche una ingente richiesta di commissioni: il 40% della vendita. Sia il deposito che le tasse e commissioni vengono definite da un contratto iniziale che il brand è costretto a firmare e a rispettare per almeno tre anni.LEGGI ANCHE: Google fa spesa in Cina: 550 milioni su JD, il rivale di Alibaba
Gli eCommerce Secoo e Shangpin fanno esplicitamente richiesta di un look book o di visitare lo showroom del brand prima di selezionare i prodotti ma nonostante ciò la maggior parte delle volte prediligono il famigerato conto deposito e non osano acquistare la merce in anticipo. Alcuni siti addirittura richiedono al brand di occuparsi anche della consegna al cliente finale a proprie spese.
Questi brand avrebbero bisogno dell’ausilio di trading company, molto costose e non facilmente gestibili dal punto di vista relazionale senza la presenza di connessioni e conoscenze.Le piattaforme eCommerce, nonostante questi lati negativi rappresentano sempre e comunque un ottimo metodo di espansione del proprio business per i brand stranieri che grazie alla mediazione dei siti riescono anche ad ammortizzare spese accessorie d’importazione e a spostare la merce dall’online al retail per meglio gestire il problema del conto deposito.Sicuramente a causa di questi problemi, in Cina riescono a sfangarla, per ora, solo i grandi brand del lusso o marchi premium, mentre i piccoli non potrebbero mai sobbarcarsi questo tipo di spese.Potrebbe interessarti anche
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