Cos’è l’Answer-Engine Optimization (AEO) e come preparare il tuo sito all’era dell’AI-Search
“Vi racconto il mio primo mese con Google Home”
Ho provato il nuovo assistente vocale di Google. “Non è stato proprio un colpo di fulmine, ma ora è amore”
22 Aprile 2018
Fase 1: “dai, chiediamogli qualcosa di stupido!”
Ricordate la prima volta che avete avuto a che fare con Siri? Ecco, con Google Home è anche peggio.
Si scorre mentalmente la lista di tutto quello che gli si può chiedere, cosa fargli fare e a cosa collegarlo, immaginando di parlare con J.A.R.V.I.S. proprio come Tony Stark.
Ecco le cose stupide che ho chiesto a Google: Dove sei nato? Chi è tuo padre? Sai parlare napoletano? (la risposta a questa è stata da standing ovation) Sei più bravo tu o Siri?
Gli ho anche chiesto di raccontarmi barzellette e fatti interessanti a caso. Operazioni matematiche, eventi storici, invenzioni, luoghi, poesie… Google sa tutto. Ricordiamo che abbiamo tutta la conoscenza dell’umanità a disposizione.Google Home si è subito mostrato come un compagno divertente e interessante. Non parla ancora benissimo in italiano e a volte dimentica quello che dice e non “resta in ascolto” quando ti chiede di ripetere. Basta qualche giorno per capire come parlargli e se gli dai i comandi giusti fa il suo dovere.Fase 2: “ma quindi sta ascoltando tutto?”
Superata la fase ludica, entra in gioco la paranoia. Per funzionare, Google Home deve essere costantemente collegato alla corrente e per ascoltare deve avere il microfono acceso. Si attiva solo con le parole Hey, Google e Ok, Google, e ci assicurano che non ascolti ciò che venga detto al di fuori di questi comandi.
Però il dubbio ti viene, eccome. Mi sono ritrovata a guardarlo in cagnesco mentre raccontavo a telefono una questione molto personale. E poi ho pensato: mi stanno già ascoltando col telefono! Quindi la paranoia, ancora una volta, è stata messa da parte per il bene (o per colpa?) della tecnologia.Fase 3: “Cosa può fare di davvero utile?”
I primi collegamenti che devi fare con Google Home sono quelli a Spotify e a Chromecast.
Puoi chiedergli di farti ascoltare una canzone in particolare o la tua playlist dei preferiti, di cercare un video qualsiasi su YouTube o far partire Santa Clarita Diet direttamente sulla TV attraverso Chromecast. Senza muovere neanche un dito. Play, pausa, alza o abbassa il volume solo con la voce: mi piace un sacco non dover cercare il telefono o il computer o il telecomando, questo è il livello successivo del Binge Watching!Ma la cosa che mi ha fatto davvero impazzire è stata quando gli ho chiesto “Hey Google, quando è il mio prossimo volo?” e ha saputo dirmi tutti i dettagli del mio viaggio per Parigi. Certo, per permettergli di saperlo bisogna collegarlo al proprio account Google, così che possa recuperare tutte le informazioni da email e calendario.“Ricorda” – continuavo a ripetermi “tutta la conoscenza dell’umanità a portata di voce”.
L’ho usato per chiedergli in quanto tempo sarei arrivata a lavoro, le previsioni del meteo, come si fanno le scaloppine. Gli ho chiesto di svegliarmi facendomi ascoltare le news.Fase 4: “vuoi provare il mio nuovo assistente virtuale?”
Una volta padroneggiato il tuo assistente virtuale, non vedi l’ora di vantarti del tuo nuovo amico e divertirti a vedere come gli altri si approcciano a lui.
Scoprirai che per qualcuno è difficile ricordare che bisogna sempre pronunciare le parole magiche, per poi arrabbiarsi con il povero Google. Non è stupido, è che l’hanno programmato così! (cit.)
Poi ci sono quelli che pretendono di poter parlare con lui come se fosse un essere umano. Scrivereste mai nella barra di ricerca “Sto cercando una ricetta di un primo piatto perché non so cosa cucinare ai miei genitori che vengono a casa domenica a pranzo”?Fase 5: “rendiamo tutto intelligente!”
Una volta preso confidenza con le funzioni base di Google Home vuoi averne di più. Puoi chiedergli di accendere la luce o impostare il termostato con Philips Hue o Nest, ma basta anche acquistare una presa intelligente su Amazon per sentirsi nel 2049.







