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«Vi spiego cos’è un fablab e cosa fanno davvero i makers»
A pochi giorni dalla Maker Faire Rome 2018, il punto con il designer Massimo Menichinelli, autore di FabLab e Maker (Edizioni Quodlibet studio design)
3 Ottobre 2018
La definizione più articolata di Maker viene da Chris Anderson: un maker è chiunque utilizzi strumenti digitali con un comune computer per sviluppare progetti e prototiparli da sé. Inoltre un maker normalmente condivide i propri progetti online e collabora con la comunità dei maker (Massimo Menichinelli, FabLab e Maker – Edizioni Quodlibet)

credits fablab.io Dal MIT a Torino
Anche per Chris Anderson chiunque può essere un maker, ma la dimensione digitale e di comunità sono un punto fondamentale, che non tutti i creatori di artefatti condividono.
Gli anni dei pionieri
I fablab sono spazi dentro i quali i maker possono lavorare principalmente con tecnologie e processi di fabbricazione digitale, con una cultura della condivisione e della collaborazione, sia per progetti profit che no-profit. I fablab nascono per democratizzare la fabbricazione digitale.
Il modello di business, la vera selezione
Un libro prezioso. Sì, prezioso perché per la prima volta cerca di delineare il perimetro, di definire un movimento, quello dei makers, per sua natura fluido. “Molti dei temi sono stati trattati in modo che resistessero il più possibile” ha detto in apertura Menichinelli. Un tentativo ambizioso, che sconta il peccato originale: quando cerchi di fotografare qualcosa, può succedere che quel qualcosa cambi faccia, muti, cresca o si riduca, o non ci sia semplicemente più, appena domani. Ecco il libro di Massimo Menichinelli è uno di quelli che andrebbe letto ieri, meglio anche prima. O scritto (una speranza?) una volta ogni sei mesi.E’ ormai riconosciuto dalla comunità globale dei fablab che ci sono 4 condizioni perché un laboratorio possa essere considerato un fablab. 1. L’accesso al laboratorio deve essere pubblico, anche se per un periodo limitato della settimana. 2. Il laboratorio deve sottoscrivere ed esibire al proprio interno la Fab Charter, il manifesto dei fablab scritto da Neil Ghershenfeld. 3. Il laboratorio deve avere un insieme di strumenti e dei processi condivisi con tutta la rete dei fablab. 4. Il laboratorio deve essere attivo e partecipe della rete globale dei fablab, non può isolarsi dagli altri laboratori o negare collaborazione.








