Geopolitica, cultura pop e ricette: cosa hanno cercato gli italiani su Google nel 2025
Dati, algoritmi e machine learning. Ecco come prepararsi al futuro del Content Marketing
29 Novembre 2017

“È facile creare contenuti! Basta aprire un blog!” Qual è il luogo comune sul Content Marketing che ti trovi più spesso a dover combattere?
Che i contenuti siano semplici da progettare. Una frase tipica è più o meno la seguente: “Mi sono rivolto a te perché se io impiego un’ora per fare un contenuto, tu ci metti 10 minuti”. Ciò crea un circolo vizioso pericoloso, secondo cui il Content Creator sarebbe semplicemente un fornitore di contenuti a basso costo, il cui plus è quello di fare leva sulle economie di esperienza per raggiungere economie di scala.Questo è il motivo principale per cui credo che per strutturare un buon progetto digitale, occorra in primis partire da formazione ed envisioning: gli strumenti vanno e vengono, le competenze si affinano, ma il mindset è la variabile essenziale per capire l’importanza del digitale e dei contenuti – “liberando” di conseguenza le giuste risorse progettuali e gestionali.
Quali sono gli errori più comuni nella creazione di una content strategy?
Coerentemente con quanto detto poco fa, credo fermamente che l‘errore più comune sia quello di partire dagli strumenti e dai canali. Al contrario, occorre iniziare con una profonda e adeguata analisi del contesto – in termini di utenti, competitor e contenuti (storie!) generati in rete sul brand – per poi passare alla definizione degli obiettivi (a cui sono legati i relativi KPI e le metriche indispensabili per la valutazione ex post).Partire dal singolo strumento o dal canale porta al contrario a una sudditanza del Content Marketer nei confronti di trend effimeri e mode manageriali, proprio quelle per cui siamo chiamati dai clienti.Segui la Free Masterclass del Corso in Content Marketing “Content Creativity”
Parliamo di creatività sui social (pensiamo a Ceres e Taffo). Come si riesce a mantenere sempre lo stesso tono e non scadere nel banale?
In primis, giocando sulla memoria di internet, paradossalmente molto breve. Abbiamo a disposizione un archivio di contenuti enorme e storico, ma il content caos – ovvero, la miriade di contenuti che ci bombarda ogni secondo – causa in noi un comportamento da “pesce rosso”: ovvero, dimentichiamo quanto visto anche solo una settimana prima!Ecco che l’ironia di brand come Ceres e Taffo, che in realtà si gioca sempre sullo stesso canovaccio e le stesse dinamiche retoriche, fa sempre ridere. Se iniziassimo a guardare solo le loro comunicazioni, dopo un po’ ne saremmo saturati. Vederle invece in mezzo a tantissime altre comunicazioni fa sì che le apprezziamo sempre come originali, mai banali.
Tre skill che un Content Creator deve assolutamente avere o affinare
Curiosità per il mondo, capacità di scrittura e abilità nel distinguere tra trend e fenomeno consolidato.Quale sarà, secondo te, il futuro del Content Marketing?
In un recente articolo , Alessandro Giaume ha sottolineato come l’attività del Content Marketer si baserà sempre più sulla centralità di dati, algoritmi, machine learning. Cito un passaggio che spiega bene ciò che intende:“Algoritmi e dati possono fornire informazioni sulle operazioni editoriali da farsi, supportando nella scelta dei palinsesti e dei singoli contenuti, individuando quali di questi possano aumentare il traffico verso i siti istituzionali, così come quali siano le migliori modalità di fruizione che li dovrebbero caratterizzare.”Tale mutazione segna una profonda discontinuità nel lavoro e nella professionalità legata alle professioni del Content Marketing. Diversi magazine statunitensi stanno già facendo scrivere i propri pezzi da bot e macchine, in funzione dei trend che i software captano come rilevanti in tempo reale. Si tratta quindi di un’evoluzione non solo certa, ma anche prossima. Meglio iniziare a pensare a come evolvere una professione così affascinante.








