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Ruoli, brand, strategie: tutto quello che c’è da sapere sul Native Advertising
1 Agosto 2017

Si parla sempre di più di Native Advertising. Come si è evoluto lo scenario negli ultimi anni?
Facciamo tutti Native da anni senza saperlo.Quando Facebook nel 2012 ha introdotto gli sponsored post su mobile ha cambiato il mercato. L’investitore pubblicitario non aveva e non ha maggiore spazio rispetto all’utente per promuovere i propri contenuti. La pubblicità è identica nelle forme e nella dimensione a qualunque altro contenuto proposto nel newsfeed e non interrompe mai l’utente.Una cosa semplice ma rivoluzionaria, perché si inserisce perfettamente nel nuovo contesto d’uso prevalente, che è il mobile browsing (e infatti Facebook oggi grazie a quella scelta genera tre quarti dei suoi ricavi da mobile). La vera novità di questi anni è la possibilità per i brand di poter acquistare spazi pubblicitari native fuori dal contesto social, in contesti Premium, ovvero siti professionali con contenuti curati da una redazione.Possibilità straordinaria sia in termini di brand safety (garantita a monte perché controllata) sia in termini di match semantico tra un contenuto con l’annuncio inserito (ad esempio: una pubblicità di un passeggino su un articolo a tema mamme pubblicato su un sito legato al mondo femminile).L’importante è ricordarsi che il native è una tattica “paid” che deve rientrare in una strategia globale, altrimenti il rischio è di non sfruttarne appieno le sue potenzialità: annunci native display, articoli sponsorizzati, influencer marketing (ovvero la possibilità di ottenere contenuti sponsorizzati su blogger e opinion leader sui social) possono cambiare radicalmente il modo di fare pubblicità e portare risultati straordinari, se dietro al canale e al formato si disegna una appropriata strategia di content marketing.
Qual è la figura professionale più adatta a svolgere questo ruolo?
Le figure professionali coinvolte sono di due tipi: una lato “domanda” (ovvero: gli inserzionisti pubblicitari che hanno esigenze di comunicazione) una lato “offerta” (ovvero: gli editori online, i publisher che vogliono monetizzare).Nel primo caso una tipica figura professionale coinvolta è quella del Digital Strategist e del Media Planner, che deve saper integrare le attività di native advertising all’interno di una strategia digital complessiva per il brand. Sul piano operativo invece la figura professionale richiesta è quella dell’advertising specialist, che sa attivare e ottimizzare campagne nelle diverse piattaforme e network native.Lato “offerta” invece le due figure essenziali sono quella dello Yield Manager (la cui attività principale è quella di ottimizzare l’inventory disponibile di un sito per monetizzarla il più possibile) e quella del Campaign Manager o Trafficker, che invece ottimizza sul proprio ad-server le campagne vendute ai clienti per fare in modo che performino.Quali sono brand ed aziende che hanno fatto scuola da questo punto di vista?
Dal punto di vista della produzione di branded content legati a progetti strategici di content marketing sicuramente i primi che mi vengono in mente sono BNL con il progetto Hello World e Henkel con il branded magazine DonnaD. Sisal e Trollbeads hanno realizzato ottimi progetti di influencer marketing. Lato Native Display e Native Video ho visto lavorare molto bene Vodafone e diversi brand automotive come Toyota.Tutte le “best case” sono accomunate da un denominatore comune: i brand devono fare “un passo indietro” dal punto di vista della comunicazione, puntando prima sul valore del contenuto e poi sulla loro presenza.Segui On Demand la Free Masterclass del Master in Digital Marketing “Buyer Personas & Digital Marketing”
Quali sono le principali piattaforme native da conoscere assolutamente?
Esistono due ambiti essenziali da presidiare: il contesto UGC/Social, attraverso le piattaforme di Social Advertising messe a disposizione da Facebook, Twitter, Linkedin e gli altri Social Network. Sapere utilizzare queste piattaforme è essenziale.Poi esiste il contesto Premium: qui vi sono network e piattaforme come Outbrain (famosa per il “Recommendation Widget”, i contenuti sponsorizzati a fondo articolo) o la nostra UpStory su formati come l’in-feed e l’in-text e il video native.








