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  • WhatsApp fa causa al governo indiano per fermare le nuove regole sulla privacy

    Le regole, che richiederebbero a WhatsApp di rendere tracciabili i messaggi delle persone, violerebbero la privacy e la tutela degli utenti

    26 Maggio 2021

    WhatsApp ha citato in giudizio il governo indiano a causa delle nuove regole pronte a entrare in vigore oggi. Regole che sarebbero “non solo incostituzionali, ma minerebbero gravemente la privacy” dei suoi utenti. Una notizia che è trapelata da poco e sta già facendo il giro del mondo.

    Perché WhatsApp fa causa al governo indiano

    Le Linee guida per gli intermediari e il Codice etico per i media digitali sono state introdotte a febbraio ed entreranno in vigore proprio oggi. Contengono un requisito spinoso che ha scatenato la reazione di WhatsApp. Il governo pretende che le app di messaggistica debbano identificare il “primo creatore d’informazioni” quando viene richiesto.  WhatsApp, che in India vanta quasi 400 milioni di utenti, si oppone e sostiene che così facendo sarebbe necessario tracciare ogni messaggio inviato dal suo servizio, violando il diritto alla privacy degli utenti. Un portavoce dell’app di messaggistica ha affermato, in un comunicato, che questo punto si scontrerebbe contro un principio fondamentale perché rintracciare i messaggi privati ​​violerebbe la crittografia end-to-end e porterebbe a veri e propri abusi. Fare causa al governo indiano è un passo molto insolito da parte di WhatsApp, ma il servizio ha affermato che rendere tracciabili i suoi messaggi minerebbe la privacy di miliardi di persone che comunicano digitalmente e ne comprometterebbe la loro sicurezza. WhatsApp

    Una battaglia sostenuta anche da altre realtà

    Gli avvertimenti di WhatsApp sulla tracciabilità sono sostenuti da molte delle più grandi aziende tecnologiche e gruppi per i diritti digitali del mondo, tra cui Mozilla, la Electronic Frontier Foundation (EFF) e il Center for Democracy and Technology In una dichiarazione su un piano simile per imporre la tracciabilità in Brasile, l’EFF ha affermato che l’implementazione della tracciabilità deluderà non solo le aspettative degli utenti in materia di privacy e sicurezza, ma sarebbe difficile da implementare per soddisfare gli attuali standard di sicurezza e privacy.

    WhatsApp spiega ai suoi utenti perché è contro la tracciabilità

    In risposta agli sforzi dell’India e di altri Paesi per costringere l’App a rintracciare i messaggi, WhatsApp ha pubblicato un’apposita FAQ sul proprio sito web per chiarire agli utenti cosa sia la tracciabilità e perché ci si oppone L’app chiarifica a gran voce che esperti di tecnologia e privacy hanno stabilito che la tracciabilità interrompe la crittografia end-to-end perché non si ha modo di sapere in modo proattivo quale messaggio un governo potrebbe voler indagare in anticipo. Inoltre minaccerebbe la privacy di miliardi di persone che comunicano digitalmente.  Aggiunge che erodere la privacy di tutti, violare i diritti umani e mettere a rischio persone innocenti non è la soluzione. Ecco perché ha deciso di opporsi, un governo che sceglie d’imporre la tracciabilità sta effettivamente imponendo una nuova forma di sorveglianza di massa. LEGGI ANCHE: News Literacy: come l’alfabetizzazione digitale può salvarci dalle fake news

    La risposta del governo indiano

    Tuttavia il governo indiano sostiene che le regole sono necessarie per tracciare le origini della disinformazione. Nei commenti riportati da Reuters, un funzionario del governo ha affermato che a WhatsApp non viene chiesto di violare la sua crittografia, ma che potrebbe trovare un modo per rintracciare gli autori della disinformazione. WhatsApp in risposta sentenzia che il tracciamento di messaggi come questo sarebbe inefficace e rischia di punire chi ha condiviso un contenuto trovato altrove ma non è il creatore di quell’informazione. Continua dicendo che le nuove regole non superano i test stabiliti da una sentenza della Corte Suprema del 2017, ossia che la privacy deve essere preservata tranne quando la legalità, la necessità e la proporzionalità richiedono la sua violazione. Insomma per WhatsApp la nuova legge manca proprio di un esplicito sostegno parlamentare.

    L’ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno

    La causa avviata è solo la goccia che fa traboccare un vaso ormai pieno. È l’ultimo inasprimento delle tensioni tra il governo indiano e le grandi aziende tecnologiche. Negli ultimi mesi i funzionari indiani hanno ordinato ai diversi social media tra cui Twitter, Facebook e Instagram, di rimuovere i post critici sulla gestione della pandemia. Le piattaforme hanno ottemperato a molte di queste richieste bloccando i post all’interno del Paese, ma mantenendoli visibili altrove. Il governo sostiene che questi post potrebbero alimentare il panico. C’è però chi afferma che invece queste nuove regole sono il modo per mettere a tacere i detrattori. LEGGI ANCHE: India accusata di censura. Rimossi da Twitter post critici su gestione Covid Non è finita qui. Tempo fa la polizia in India ha fatto irruzione negli uffici di Twitter per contestare le etichette apposte su alcuni tweet di membri anziani del governo. Mentre gli uffici di Twitter erano vuoti, la visita delle forze dell’ordine ha simboleggiato la crescente pressione sui canali social per frenare quei post visti come critici nei confronti del governo.

    Cosa farà WhatsApp?

    È vero, WhatsApp è stato accusato spesso di facilitare la diffusione della disinformazione. Il problema però è stato particolarmente sentito in India. Anni fa molti utenti hanno diffuso informazioni errate sulle sottrazioni di minori. La risposta di WhatsApp? Ha provato ad arginare ponendo nuovi limiti all’inoltro dei messaggi nel tentativo d’impedire che tali accuse diventassero virali.

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