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Città data driven e crescita sostenibile basata sugli algoritmi: ecco come saranno le prossime smart cities
L'analisi dei dati è il futuro di una pianificazione urbana più intelligente e consapevole
12 Marzo 2020
- Il 55% della popolazione mondiale vive nelle aree urbane, una percentuale che dovrebbe aumentare al 68% entro il 2050: per un’urbanizzazione sostenibile dobbiamo affidarci all’analisi dei dati
- Ecco come l’analisi dei dati ci porterà verso un’urbanizzazione più sostenibile!
Le città data driven
Entro il 2050, il 66% della popolazione mondiale vivrà in aree urbane, con una concentrazione massima – circa 2,5 miliardi e mezzo di persone – in Cina e in Africa.L’aumento della popolazione urbana metterà a dura prova le infrastrutture, come i trasporti pubblici e i sistemi fognari. Questo significa che l’analisi dei dati sarà fondamentale per rendere le città più efficienti ed efficaci. La prossima generazione di urbanisti dovrà, dunque, essere a proprio agio con l’uso di avanzati algoritmi di simulazione.Secondo Kent Larson, direttore del gruppo City Science del MIT Media Lab, la pianificazione urbana consiste, innanzitutto, nella raccolta e nell’analisi dei dati. Larson è stato un architetto per più di 15 anni, prima di iniziare la sua ricerca sulla profonda relazione tra design e urbanistica classica e in questi anni è giunto alla conclusione che i dati siano destinati a portare la pianificazione urbana in una nuova era.Sarà proprio l’analisi dei dati raccolti oggi, integrati in sistemi in grado di prevedere l’impatto degli interventi proposti, a diventare un fattore chiave per il futuro della pianificazione urbana.
LEGGI ANCHE:I luoghi hanno sviluppato un’identità social e ora influenzano i nostri stili di vitaUn approccio “anti-disciplinare” alla pianificazione urbana
Larson sa che i dati da soli non sono sufficienti. Ha individuato tre orientamenti nell’urbanistica moderna: uno politico, uno tecnologico e uno volto al design.Gli urbanisti orientati alla politica credono che le persone rispondano meglio agli incentivi statali; i tecnocrati credono che ogni questione possa essere risolta attraverso un’ingegneria superiore; gli urbanisti più orientati al design pensano invece che il tutto ruoti intorno al gusto estetico.Tutte e tre le prospettive hanno valide opinioni su come le città dovrebbero funzionare correttamente, ma ognuna di esse ha, evidentemente, dei limiti. Si potrebbe pensare a questo punto che sia necessario un compromesso, ma per Larson è auspicabile piuttosto un approccio “anti-disciplinare”.Secondo Larson, infatti, multidisciplinare significa far lavorare insieme diverse discipline. Quello che va fatto, invece, è eliminare definitivamente il concetto di disciplina, rompendo le barriere, dando vita ad una vera e propria magia.
LEGGI ANCHE: Mariarita Costanza: dagli investimenti all’idea di InfoSmartCity [INTERVISTA]Una magia che porterà verso città non solo intelligenti, ma anche più eque, accessibili ed efficienti. Gli urbanisti in grado di fondere la tradizione con strumenti all’avanguardia, creeranno comunità più resistenti, capaci di rispondere dinamicamente alle sfide sociali, tecnologiche ed economiche che dovremo affrontare in futuro. Come afferma Larson:“Oggi, gli urbanisti usano strumenti obsoleti, sviluppati a metà del secolo scorso, le città, invece, sono il futuro. Sviluppare un nuovo modello urbanistico basato su tecnologie emergenti è un imperativo sociale, necessario per affrontare le grandi sfide della nostra era, dall’uguaglianza sociale al cambiamento climatico”.








