LinkedIn rilancia il branding B2B con una guida che ridefinisce presenza, visibilità e strategie di portfolio
Addio agli stereotipi: cari brand forse è ora di cambiare (partendo dai dati)
I numeri parlano chiaro: Lo stereotipo è un limite anche per i brand, perché rischia di escludere una parte di audience
5 Novembre 2019
- 1. Gli stereotipi possono rivelarsi una perdita di opportunità se arrivano ad ostacolare percorsi
- 2. La pubblicità utilizza gli stereotipi: uno studio rivela la rappresentazione di uomini e donne negli spot televisivi italiani, confrontando la realtà attuale con quella degli anni ’80
- 3. World Championship 2019 di League of Legend: la collaborazione di Louis Vuitton con Riot Games
Stereotipi e pregiudizi
Lo stereotipo è una credenza o idea preconcetta, che un individuo e gruppo di persone ha su un altro gruppo. L’idea su cui si fonda può essere parzialmente vera oppure falsa, nel primo caso lo stereotipo sarà come una lente di ingrandimento che amplifica un particolare della realtà. Tornando al caso degli italiani, non tutti mangiano spaghetti, e in questo caso si è semplificata e classificata una complessità, che nel caso specifico è l’alimentazione di questo popolo.Lo stereotipo può essere poi positivo o negativo: nel secondo caso può trasformarsi in pregiudizio e in atteggiamento discriminante. Infine, lo stereotipo può coinvolgere diverse caratteristiche degli individui: solitamente sentiamo parlare di stereotipi di genere, orientamento sessuale, nazionalità (e regionalità), ma ne abbiamo anche di età, di religione, di aspetto fisico, di disabilità, ecc.LEGGI ANCHE: Il nuovo spot di GCDS con Sophia Loren e Barilla che parla di inclusività e diversitàNegli ultimi anni molti brand, in ottica diversity e inclusion, si sono schierati contro pregiudizi, discriminazioni e stereotipi tradizionali in favore della diversità, diventata protagonista di molte pubblicità attuali.https://www.youtube.com/watch?v=XjJQBjWYDTsLa pubblicità come specchio della società
I media sono del resto lo specchio della società. Lo spot, il post su Facebook, la comunicazione politica sui social comunicano quello che gli utenti si aspettano. I brand cercano di identificarsi con il pubblico di destinazione e creare con loro relazioni durature.Gli stereotipi sono da sempre un mezzo utilizzato in pubblicità, sono facilmente riconoscibili e rappresentano una credenza diffusa e generalizzata nel contesto di appartenenza.Nel momento in cui la società cambia, cambiano anche gli stereotipi e con essi la pubblicità. Interessante in tal senso lo studio “Gli Stereotipi di Genere nella pubblicità televisiva: evoluzione o regressione?”, dove viene analizzata la rappresentazione di uomini e donne negli spot televisivi italiani, confrontando le rappresentazioni attuali a quelle tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta.
Tra i risultati, sorprendentemente, troviamo che:“Se nel 1987 uomini e donne incarnavano fortemente i ruoli tradizionali, nel 1997 si aveva l’impressione di aver imboccato un percorso verso la parità. La percezione che si ha con i dati più recenti è invece quella di essere regrediti alla riproposizione dell’antico gioco dei ruoli basati sull’agency maschile e sulla communality femminile: oggi, uomini e donne sono ugualmente esperti e indipendenti, ma il ruolo di user, le relazioni di cura e i prodotti domestici tornano a essere prerogativa dell’universo femminile. I risultati dell’indagine confermano la presenza di stereotipi che raffigurano la donna come dotata di poche e immutabili caratteristiche: è giovane, bella e affettuosa”.
La lotta agli stereotipi di genere
Gli stereotipi rappresentano una realtà distorta e se negativi possono trasformarsi in pregiudizi e discriminazione. Utilizzando stereotipi negativi, la pubblicità alimenta tale distorsione e per questo le autorità si stanno muovendo con regole più rigide e censure.LEGGI ANCHE: Gillette celebra i veri uomini (e non sono i macho che vi aspettate)Lo scorso giugno nel Regno Unito, l’ASA, Advertising Standards Authority, ha censurato due spot, uno di Philadelphia e l’altro di Volkswagen, poiché facevano uso di stereotipi di genere. Un primo passo importante, che speriamo si estenderà anche ad altri paesi e porterà maggior consapevolezza in quei brand ancora legati a schemi del passato.Dati e stereotipi
Lo stereotipo è un limite anche per i brand, perché rischia di escludere una parte di audience. Mentre in passato a causa di strumenti e dati limitati era più semplice utilizzare stereotipi, oggi la tecnologia e il digitale ci offrono la possibilità di andare oltre.Un grande esempio è la recente ricerca di Comscore, che ha sfidato lo stereotipo secondo cui persone di età over 55, lavoratori fulltime e con reddito alto, siano il target ideale per oggetti di lusso. Il motivo è che sono costosi, individuali e chi li compra ha un alto potere d’acquisto, di solito correlato a un’età adulta avanzata. I dati della ricerca hanno tuttavia mostrato uno scenario differente. Se continua ad essere ovvio un alto reddito familiare per acquistare il bene di lusso, lo stato di vita e l’età sfidano lo stereotipo. I maggiori luxury converter hanno infatti un’età compresa tra 30-34 anni seguiti dai 35-44 anni e over 55.

Personas o stereotipi?
Un passaggio fondamentale per evitare di cadere negli stereotipi è la corretta costruzione delle Buyer Personas. In mancanza di dati sufficienti e di budget per ricerche approfondite, succede spesso di affidarsi ad assunzioni e ipotesi interne all’azienda e agire presupponendo che sia la realtà. Un altro errore è quello di rappresentare le personas come una media dei dati presi dalle analitiche.
Stereotipare un cliente tipo può essere un primo step utile, a patto che l’ipotesi sia uno spunto e un punto di partenza soggetta a validazione con test, survey, campagne, strumenti di marketing automation, social listening. La persona non è inoltre un elemento immutabile, ma un organismo soggetto a evoluzioni e cambiamenti nel tempo.Con i dati e gli strumenti che abbiamo a disposizione oggi possiamo poi personalizzare i messaggi e provare ad empatizzare con un utente “tridimensionale”, come fatto ad esempio da Abreva.LEGGI ANCHE: Per capire i consumatori non basta un approccio data driven, servono le buyer personasAttenzione inoltre a non inserire ulteriori stereotipi nelle descrizioni delle personas. Per esempio se dicessimo che la buyer persona di Moleskine è un “hipster, che ascolta indie, scrive poesie, frequenta Starbucks e usa il Mac”, staremmo utilizzando lo stereotipo hipster con tutte le caratteristiche correlate. Sarebbe invece meno limitante descriverlo come “un giovane professionista, creativo, attento alla qualità e al brand, che ha poco tempo a disposizione”.I veri gamer, altro che stereotipi
Parlando per stereotipi, il tipico gamer è un ragazzo giovane, solitario e con problemi sociali, pigro e senza obiettivi futuri, a rischio di atteggiamenti violenti?Una ricerca della Entertainment Software Association (ESA) ci mostra in realtà un profilo molto diverso. In USA i videogiocatori sono per il 54% uomini e il 46% donne, con una media di età di 33 anni. Il 52% dei gamer è laureato.
Louis Vuitton partner di League of Legend
Vorrei chiudere questo viaggio tra stereotipi e realtà con un caso studio che li sfida tutti: la collaborazione di Louis Vuitton con Riot Games per la World Championship 2019 di League of Legend, uno dei più grandi eventi mondiali negli e-sport.Louis Vuitton porterà un nuovo stile al gioco, disegnando la custodia del trofeo e le “skin” (costumi) per i personaggi online.








