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La differenza tra tattica e strategia nel Content Marketing, spiegata
Una sottile differenza che ogni Content Manager dovrebbe spiegare al suo capo
28 Novembre 2018
Il Content Marketing è quindi una tattica o strategia?
Chi si occupa di Content Marketing, secondo alcuni, è solo un esteta, un incantatore di serpenti totalmente disinteressato ai vari KPI, al ROI, desideroso soltanto di rubacchiare budget. E se chi sostenesse queste tesi invece, stesse solo dimostrando di non comprendere il valore del contenuto?LEGGI ANCHE: 7 metriche per misurare l’efficacia della tua strategia di content marketingProviamo a definirlo
Se non è quello che sostengono i detrattori, come definire il Content Marketing? Una strategia di Content Marketing contempla uno scambio attento di contenuti preziosi che a loro volta siano in grado di generare ingaggio da parte dei clienti, attuali e prospect. Il suo impegno è anche quello di identificare prima e misurare poi il reale valore apportato. È in grado e deve influenzare l’intera strategia di marketing aziendale nel suo complesso, non è una delle tattiche da attivare per attuarla. Ma nel concreto, cosa definisce il content come strategia e non come tattica, quali sono gli elementi che lo trasformano in una strategia?1. Il low cost non esiste, la viralità è un mito
Tra i vari miti e leggende che avvolgono di mistero il Content Marketing, ne esistono un paio particolarmente fastidiosi (e pericolosi) agli occhi di un Content Manager o un Content Strategist. La prima è quella di pensare al contenuto come ad una valida alternativa al paid, e al grido di “tanto c’è la SEO”, pensare che la portata organica basti e avanzi. Sbagliato.I contenuti vanno mostrati alle persone giuste, nel momento giusto, e per farlo non possiamo nemmeno pensare di non avvalerci del paid media. Ma questo paragrafo menziona una secondo parola, il più grande mito dell’umanità moderna: la viralità.Se sei un aspirante Content Manager, Creator, Strategist, Copywriter (quelli che lo sono già, sanno bene di cosa stia parlando) troverai e avrai un capo o un cliente che ti chiederà un bel contenuto virale.Fermati, respira e ricordati che gli dovrai rispondere una cosa davvero dura, sarà come svelare ad un bambino che Babbo Natale non esiste e che i regali glieli hai comprati tu: non esiste un contenuto virale, non esiste nessuna best practice per farlo, e Indiana Jones insieme all’Arca Perduta non ha trovato alcun Vangelo apocrifo che ne parli.La viralità è impossibile da prevedere e da controllare, di conseguenza non c’è alcun modo di poterla usare come parte di un approccio strategico di contenuti.

Attirare l’attenzione sul brand, non significa interrompere quello che un utente sta facendo, o quantomeno non basta.Dopo anni di schiavitù analogica, dove la pubblicità era prevalentemente un incentivo allo zapping, pensavamo di trasferirci sui social ed esserne esenti. Poi sono arrivati i pre-roll e, recentemente, anche le interruzioni all’interno dei video stessi. Così le condizioni per diventare simpatici agli utenti si decimano, con il pericolo di essere memorabili solo per quanto siamo riusciti ad infastidire.Se pagare per esserci è solo il primo passo, il seguente – forse ancora più ostico – è quello appunto di attirare attenzione positiva e per farlo c’è solo una cosa da fare: scendere a patti offrendo valore, che il tuo scopo sia quello di essere divertente, stimolante o informativo.4. … che si vince con una proposta di valoreChiedere engagement non è cosa da poco, ma un do ut des. Ma qui non stiamo raccontando nulla di nuovo, qualsiasi brand nasce con una unique selling proposition, qual è la tua?Partendo da questo, il passo successivo sarà quello di analizzare il panorama, focalizzandoci sui contenuti: come si muovono i tuoi competitor, cosa offrono al loro pubblico e – la parte principale – di cos’hanno bisogno i tuoi utenti?Per trovare le giuste risposte, devi sempre avere tu per primo chiare le risorse alle quali puoi attingere.Una strategia di Content Marketing inoltre, è completa solo se si ha un’idea chiara di come il valore che stai scambiando per avere attenzione creerà valore per il brand.Ecco perché chi dice che il content sia solo questione di vanità sbaglia: perché per potersi chiamare strategia, deve avere metriche misurabili e comparabili con il risultato economico dell’azienda.LEGGI ANCHE: Content Marketing: come sopravvivere al calo delle condivisioni e alla saturazione dei contenuti. 5. La qualità conta









