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Altro che vecchi! Ecco perché il marketing dovrebbe ancora occuparsi dei Baby Boomer
La rappresentazione di questa generazione nella pubblicità ci parla di troppi stereotipi, inclusione e ma anche di grandi opportunità.
4 Dicembre 2019
LEGGI ANCHE: I 50 anni dell’uomo sulla Luna ci ricordano da dove veniamo e dove il progresso tecnologico ci sta portandoSiamo a fine 2019 di anni ne sono passati tanti, quei giovani ribelli che protestavano in piazza e ballavano la disco dance, hanno probabilmente messo la testa a posto e oggi sono la fascia d’età con il maggiore potere d’acquisto al mondo. Tuttavia il marketing e la pubblicità proiettati verso le generazioni più giovani, sembrano non rappresentare al meglio gli over 55. Perché?Nei prossimi paragrafi cercheremo di rispondere a questa domanda, analizzando prima il profilo dei baby boomer, per poi fare un salto tra gli stereotipi e proporre idee alternative per la pubblicità.Baby Boomer: chi sono (davvero)
I baby boomer, lo abbiamo detto, sono le persone nate tra il 1946 e il 1964, che oggi hanno un’età tra i 55 e i 73 anni. Gli anni del dopoguerra, hanno fatto registrare un boom di nascite e una grande ripresa dell’economia occidentale, per questo la definizione baby boomer. In USA oggi rappresentano il 20% della popolazione, in Italia circa il 25% (dati Istat). Sono la fascia d’età con maggiore potere d’acquisto.Per i baby boomer la sicurezza del lavoro è fondamentale, sono ambiziosi, hanno redditi mediamente elevati e una predisposizione al risparmio. Tengono inoltre alla salute e alla forma fisica.Sono i principali acquirenti di molte categorie di mercato. Il 60% delle automobili è acquistato da over 50. Lonely Planet afferma che costituiscono una grande porzione del mercato dei viaggi. Barclay crede che siano responsabili per il 58% delle vendite per servizi di ospitalità e svago. Il report Nielsen parla di 49% dei beni di largo consumo per questa fascia di età. Anche il lusso è un settore dove i baby boomers spendono molto.
Per quanto riguarda i canali, i baby boomer sono amanti della televisione, ma non sono “negati” per il web e le nuove tecnologie. Secondo il report di We are Social, nel mondo online ci sono oltre 1 miliardo di baby boomer. Nei social network, 186 milioni di over 55 (baby boomer + silent generation over 73) hanno un account Facebook (in Italia 5,9 milioni) e 47 milioni hanno un account Instagram.I baby boomer sono attratti dai contenuti scritti e dai video, inoltre si informano online prima di effettuare un acquisto (83%), quindi apprezzano i contenuti altamente informativi ed educativi. Hanno un rapporto sincero con i brand e sono meno propensi a provarne di nuovi rispetto alle generazioni più giovani, 39% per la fascia 54-65, 31% per 64-74 anni rispetto al 55% per la fascia sotto i 30 anni e 54% per i 31-39. Cercano prodotti e servizi che migliorino la loro qualità di vita e li consigliano agli altri, qualora validi. Non apprezzano il marketing che li considera “vecchi”. Preferiscono messaggi che riconoscano il loro interesse a uno stile di vita sano e attivo.Metafore e pubblicità
L’uomo è ossessionato dalla giovinezza e dalla corsa contro il tempo. Pensiamo al mito della pietra filosofale, alla fonte della giovinezza, al “Ritratto di Dorian Gray”. La paura di invecchiare fa parte del bagaglio dell’essere umano.Questa avversione allo scorrere del tempo si riflette anche nel nostro linguaggio, che riferito al tempo comporta una scarsità e una perdita, qualcosa di prezioso da gestire e investire al meglio. Per esempio usiamo la metafora “il tempo vola”, per indicarne lo scorrere veloce o utilizziamo “il tempo è denaro”, “guadagnare tempo”, “investire tempo”, considerandolo come una risorsa preziosa e limitata da gestire al meglio. “Il tempo è ladro”, qualcosa da combattere e contrastare.Anche nella pubblicità ritroviamo frequentemente questa concezione. Soprattutto nell’universo femminile. Pensiamo alle pubblicità di creme anti-age. Già la definizione “anti-età”, considera il tempo come qualcosa da combattere. Quasi a non voler accettarlo.
L’età che avanza viene quindi vista con una concezione negativa, da combattere, e in pubblicità si tende a non mostrare segni del tempo troppo accentuati. Di conseguenza le fasce di età più mature, come i baby boomer, vengono poco rappresentate o rappresentate in chiave non positiva.







